Manila (AsiaNews) - Davanti alla crisi economica globale, il card. Gaudencio Rosales, arcivescovo di Manila, domanda ai fedeli e alla popolazione a praticare “lo spirito della generosità e della condivisione”.
Il 29 dicembre, durante l’annuale ricevimento per le feste natalizie cui hanno partecipato oltre 200 persone tra vescovi, sacerdoti, religiosi, diaconi e seminaristi, il cardinale della capitale Filippina ha esortato i presenti alla preghiera perché “gli effetti della recessione economica nell’Occidente potrebbero avere un grave impatto sul nostro Paese nel 2009”.
Nel caso in cui le Filippine si trovino ad affrontare un difficile momento economico, Rosales ha ricordato che la Chiesa dovrà fare la sua parte: “Dobbiamo insegnare al popolo a condividere i propri bisogni e le proprie risorse con gli altri in spirito di fraterna carità e servizio”.
La crisi globale sta già producendo i suoi effetti nelle Filippine. Gli economisti prevedono che la moneta locale, il peso, perderà ancora valore nel 2009 dopo aver chiuso il 2008 con un calo del 19% rispetto al dollaro. Il cambio odierno dà la valuta statunitense a 47.52 peso e le previsioni affermano che nel primo semestre 2009 il cambio arriverà a 50 e potrebbe toccare anche i 51 peso per poi stabilizzarsi attorno a quota 48.
Gli analisti, pur limitando l’influsso della fluttuazione del dollaro sull’economia filippina, prevedono un calo delle esportazioni. La banca centrale, Bangko Sentral ng Pilipinas (BSP), che ha da poco tagliato di mezzo punto i tassi di prestito interbancario overnight, e ha annunciato ulteriori accorgimenti sulla politica monetaria per l’anno nuovo nel tentativo di garantire la crescita del mercato interno. Il governatore della Banca centrale, Amando Tetangco Jr., ha anticipato che in ogni caso il Paese potrà far uso delle riserve “costruite apposta per assicurarsi nei giorni di pioggia”.
La bilancia dei pagamenti di fine anno registra un surplus di 500 milioni di dollari, un ulteriore incremento rispetto al record registrato nel 2007, con risultato complessivo di 8,5 miliardi, cui ha contribuito non poco l’indotto generato dagli emigrati.
Altro tema sensibile per l’economia reale del Paese sono infatti i risparmi che i tanti emigrati filippini inviano ai parenti rimasti in Patria.
Davanti alla crisi economica globale e alle ricadute sulla vita della popolazione nel Paese, la conferenza episcopale delle Filippine (Cbcp) ha espresso infatti la sua preoccupazione per un nuovo incremento dell’esodo di lavoratori all’estero per il 2009.
Il presidente della commissione per i migranti dell Cbcp, mons. Precioso Cantillas, ha invitato il governo e l’opinione pubblica a non dimenticare l’apporto che molti filippini danno nel mondo per lo sviluppo dei Paesi in cui sono ospitati. Il vescovo nel contempo ha ricordato che le necessità e gli obblighi verso le famiglie d’origine rimaste in patria fanno degli immigrati una fascia della società ancor più bisognosa di attenzione da parte delle istituzioni.
Per quanto riguarda la Chiesa mons. Cantillas ha affermato che “come una madre si occupa di assistere i suoi figli, così la nostra missione va oltre la cura pastorale”.