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» 29/11/2005 12:53
Cina
Cina, esplosione in miniera: un disastro annunciato

Secondo i parenti delle vittime, da tempo i minatori avevano denunciato la poca sicurezza. La miniera – di proprietà dello stato – aveva invece tutte le carte e i permessi in regola.



Qitaihe (AsiaNews/Scmp) - La tragedia della miniera di Qitaihe poteva essere evitata: i parenti delle vittime rivelano che da mesi i loro congiunti si lamentavano delle rischiose condizioni di sicurezza. Intanto le fonti ufficiali tacciono sulle responsabilità, sebbene la miniera esplosa – di proprietà dello stato – avesse tutte le carte in regola per la sicurezza.

Su 221 minatori rimasti intrappolati dopo l'esplosione nella miniera Dongfeng del 27 novembre, risultano finora salvati 72; 146 i morti accertati; 3 i dispersi. Per tutta la notte e il giorno molti familiari sono rimasti davanti al pozzo in attesa di notizie, con 15 gradi sottozero, in silenzio o piangendo. Una donna che ha il cognato e un nipote tra i dispersi, lancia accuse: "E' tutta colpa della dirigenza. Loro sapevano da tempo che c'erano problemi per la sicurezza, ma non hanno voluto farci nulla".

I minatori, raccontano i parenti, avevano lamentato più volte le scarse misure di sicurezza e avevano perfino minacciato uno sciopero. Ma i dirigenti non hanno fatto nulla e i minatori sono stati costretti a continuare il lavoro, per guadagnare il salario mensile tra 1.000 e 2 mila yuan (tra 125 e 250 dollari Usa). Mancano commenti ufficiali sulle misure di sicurezza e sulle responsabilità per l'incidente.

Quello di due giorni fa non è il primo incidente a Qitaihe, città mineraria di 800 mila abitanti. Nel marzo 2005 un'esplosione ha ucciso 18 operai, in una miniera di cui era stata ordinata la chiusura perché non sicura. Il proprietario era vice direttore dell'Ufficio municipale per la sicurezza sul lavoro. Due mesi dopo, un'esplosione in un'altra miniera ha ucciso 9 lavoratori.

Per l'intero 2005 il Consiglio di Stato ha ripetuto la necessità di aumentare la sicurezza sul lavoro nelle miniere, ha chiuso oltre 9 mila miniere non in regola e sospeso l'attività in altre 12.900. Ma la situazione non è migliorata: secondo dati ufficiali, nei primi 8 mesi del 2005 gli incidenti sono anzi aumentati dell'8,5% rispetto allo stesso periodo del 2004. La stessa stampa governativa accusa le autorità locali di trascurare gli standard di sicurezza, perché comproprietarie delle miniere o comunque corrotte.

Dopo il 1° novembre molte autorità locali hanno avallato la ripresa dell'attività nelle miniere fermate perché insicure. Il governo ha disposto che in miniera sia sempre presente un dirigente, insieme ai minatori, così da condividerne la sorte. Dopo l'incidente della Dongfeng, il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao hanno ribadito che occorre impedire "ogni trascuratezza sulle importanti misure di sicurezza che portano a gravi disgrazie" e hanno annunciato ispezioni e punizioni più rigorose. Ma queste misure, con evidenza, non hanno risolto problema e molti osservatori si interrogano se lo stesso governo centrale ne vigili l'effettiva applicazione, e come.

Le miniere cinesi sono considerate le più pericolose del mondo: la rapida crescita dell'economia comporta una sempre maggiore fame di energia. Il prezzo del carbone è cresciuto del 40% nel 2004, spinto dalla domanda di energia elettrica aumentata del 56% tra il 1999 e il 2003. Si prevede per il 2006 un ulteriore aumento dell'11% del consumo di energia.

Molti esperti ritengono che la necessità di carbone porti a trascurare le pur conclamate misure di sicurezza.  La Cina copre con il carbone i 2/3 del fabbisogno energetico interno: il governo ha annunciato all'inizio di novembre che intende aumentare la produzione da 2,1 a 2,4 miliardi di tonnellate di carbone nei prossimi 5 anni.

In genere sono sotto accusa le piccole ditte locali, ma la Dongfeng è di proprietà della Heilongjiang Longmei Group, una consociata dell'industria mineraria che riunisce le 4 maggiori industrie carbonifere statali, con un capitale registrato pari a 13 miliardi di yuan (circa 1,3 miliardi di euro). La miniera aveva tutti i permessi richiesti dal governo in regola. E' attiva da oltre 50 anni e produce 500 mila tonnellate di carbone l'anno. Esperti osservano che l'incidente di Dongfeng potrebbe dipendere da una super produzione, conseguente alla fame di carbone. (PB)


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