11/08/2006, 00.00
CINA - ITALIA
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Cina e Italia collaborano a un progetto innovativo di riforestazione

Nella Mongolia Interna un metodo nato dalla collaborazione sino-italiana, dimostra che il deserto può essere fermato. Tecnologia specialistica, precisione e rispetto del territorio alla base dei risultati.

Pechino (AsiaNews) – Mentre avanzano i deserti nord occidentali e l'intera Asia settentrionale è colpita dalle tempeste di polvere, nella Mongolia Interna, esperti italiani e cinesi lanciano un innovativo metodo di riforestazione che permette di fermare il deserto.

La errata politica agricola cinese dagli anni '50 ha eliminato intere foreste e sfruttato in modo eccessivo pascoli e campi, favorendo l'espansione del deserto. La municipalità di Chifeng, Mongolia Interna, all'epoca della dinastia Liao (circa 1.000 anni fa) era coperta per il 96% da foreste vergini;oggi ha il 51% del territorio desertificato. L'area desertica si trova nel cuore del territorio ed è in espansione, per l'eccessivo sfruttamento agricolo e pastorizio.

In questa zona è attuato il "Progetto Vallerani", dal nome del suo ideatore Venanzio Vallerani, finanziato dal ministero cinese per l'Ambiente e per la tutela del territorio, che vuole recuperare pascoli degradati e aree sabbiose della contea di Balinzuoqi, Chifeng. In un incontro svoltosi il 5 giugno sono stati constatati i risultati: senza dover realizzare grandi opere di irrigazione o altre attività invasive, in appena un mese sono stati lavorati circa 280 ettari di terreno ponendo a dimora circa 690 mila piante: 20% larici, 60% arbusti (bainingtiao) e 20% mandorlo selvatico (shanxing). Sono stati fatti esperimenti di semina diretta, con irrigazione a goccia tramite bottiglie di plastica riciclate, e di fertilizzazione organica. La terra così lavorata ha mostrato un'efficace raccolta dell'acqua piovana. Ci sono stati costi inferiori rispetto alle metodologie tradizionali e un minor impiego di mano d'opera, specie grazie all'utilizzo di uno speciale trattore ideato da Vallerani che, considerata la durezza del suolo, svolge il lavoro di 1.000 operai.

Li Qingdong, vice sindaco della contea di Balinzuoqi, ha spiegato che su 360 mila abitanti della contea i pastori sono 300 mila e il numero delle greggi supera quanto sia sostenibile dai 200 mila ettari di pascoli. Il problema è generale e Pechino di recente ha intimato agli allevatori di ridurre il bestiame di almeno il 40%. Ma Li osserva che questi pastori hanno un reddito annuo pro-capite di circa 2.820 yuan (circa 353 dollari Usa) e non possono farlo.

Piero Gagliardo, presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione, ha sottolineato che il progetto non prevede l'irrigazione e che in questa fase sperimentale le macchine sono rimaste sotto utilizzate. Ha sottolineato l'opportunità di rendere la zona anche un centro di studio su come rompere il ciclo vizioso pastorizia/degrado del suolo/desertificazione.

Durante l'incontro Dong Jianlin, funzionario della Mongolia Interna, ha osservato che la regione rappresenta un ottavo del territorio cinese ed è desertica per il 60%. Ha concluso che questo metodo, constatato il successo, potrà avere ampia diffusione nell'intera regione.

Concorde Lothar Caviezel, ambasciatore svizzero presso la Fao (Food and Agricolture Organization), ente che ha già finanziato progetti con questo metodo in Africa e Medio Oriente, il quale ha evidenziato le "enormi" potenzialità applicative del metodo in Cina.

L'8 giugno Lu Hongcun, vice direttore del Dipartimento di cooperazione internazionale dell'Amministrazione statale per le foreste, appresi i risultati, ha applaudito i contenuti innovativi del Progetto, che ritiene di integrare nelle strategie e metodologie cinesi di lotta alla desertificazione per il 2007. (PB)

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