02/08/2012, 00.00
GIAPPONE
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Class action di 1300 cittadini: al via un’inchiesta penale sul disastro di Fukushima

Nel mirino dei giudici la Tokyo Electric Power Company (Tepco), compreso il presidente Tsunehisa Katsumata. Al vaglio dei magistrati errori umani e negligenze di funzionari e addetti alla sicurezza. In totale sarebbero più di 30 le persone nel mirino dei giudici. Nessun commento dai vertici dell’azienda.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) - In seguito alla "class action" intentata da oltre 1300 abitanti di Fukushima contro i vertici della Tokyo Electric Power Company (Tepco), società che gestisce l'impianto nucleare, il pubblico ministero della città teatro dell'incidente dell'11 marzo 2011 ha avviato una inchiesta ufficiale che tocca anche il presidente Tsunehisa Katsumata. I giudici dovranno accertare se vi siano state negligenze o trascuratezze dei responsabili della centrale, nell'incidente atomico più grave della storia del Giappone. Al vaglio della magistratura vi sono in particolare danni derivanti "dall'esposizione alle radiazioni" e la morte di alcuni pazienti durante il trasferimento fra ospedali. 

I vertici della Tepco riferiscono di non essere stati informati in merito all'apertura di un fascicolo di indagine, per questo "non possiamo rilasciare commenti". Tuttavia, il lavoro della magistratura continua grazie anche a un rapporto indipendente di un decano dell'università di Tokyo, commissionato dal Parlamento nipponico (Dieta) per far luce sulle cause del disastro. Nella documentazione pubblicata a inizio luglio emergono errori "umani" e cause dirette "prevedibili", ma che sono state nei fatti trascurate dall'azienda e dal ministero dell'Economia preposto a vigilare, che non hanno predisposto "i requisiti base di sicurezza".

Una seconda inchiesta indipendente, sempre a cura dell'università di Tokyo, conferma i risultati del primo studio, mostrando errori e trascuratezze commesse dai responsabili dell'impianto e dalle persone preposte alla sicurezza. Ora il pubblico ministero, contando sulla class action dei cittadini, potrà aprire un fascicolo di indagine; in caso di archiviazione, assicurano i legali che tutelano gli interessi della popolazione, "ricorreremo in appello". Sarebbero in tutto 33 le persone oggetto di indagine, fra cui l'ex presidente Tepco Masataka Shimizu che aveva dichiarato - poi smentito dai fatti - che un disastro di questa portata "non era preventivabile".

Accompagnato da tsunami, con ondate di oltre 40 metri di altezza, il sisma di magnitudo 9 ha avuto effetti catastrofici: 15.850 morti; 6.011 feriti; 3287 dispersi; 800mila edifici distrutti; incendi in molte zone; strade e ferrovie danneggiate; crollo di dighe. Quattro milioni di famiglie del nord-est sono rimaste senza elettricità e un milione senz'acqua. Secondo la valutazione della Banca mondiale, il costo del disastro si aggira sui 235 miliardi di dollari Usa. Tokyo, pur essendo lontana 250 chilometri da Fukushima, la città epicentro del terremoto, ha avuto 30 edifici distrutti e 1.046 danneggiati. Dall'11 marzo fino all'8 giugno 2011 sono state registrate 1000 scosse di assestamento, di cui 60 di magnitudo 6 e almeno 3 di magnitudo superiore a 7.

A tutt'oggi, nelle prefetture colpite dall'onda anomala oltre 340mila persone vivono in container e case prefabbricate. A queste si aggiungono 160mila abitanti residenti nell'anello di sicurezza di 20 km intorno alla centrale nucleare. Ospitati in centri di raccolta e abitazioni di parenti e amici, essi attendono da un anno i risarcimenti della Tokyo Electric Power Company (Tepco), la società gestore dell'impianto. Il fabbisogno economico per la ricostruzione è stato valutato a 10 trilioni (miliardi di miliardi) di yen (circa 85,8 milioni di miliardi di euro). Per determinare l'altissimo prezzo si è tenuto conto non solo della costruzione di case e strutture pubbliche ma anche del problema delle fonti energetiche. Ci vorranno circa 40 anni per bonificare l'area e gli abitanti temono per il futuro, perché stentano a sopravvivere con il solo sussidio statale.

 

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