04/06/2019, 09.01
SRI LANKA
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Colombo, si dimettono in massa i parlamentari musulmani accusati di terrorismo

Sono nove membri dell’esecutivo, un vice ministro e due governatori provinciali. Un monaco buddista aveva iniziato uno sciopero della fame per ottenere le indagini. Le dimissioni non colgono di sorpresa perché in Parlamento c’erano già mozioni di sfiducia. I legami tra l’Arabia Saudita e le madrasse dell’isola.

Colombo (AsiaNews) – I politici musulmani dello Sri Lanka si sono dimessi in massa ieri. Tra di loro ci sono nove membri dell’esecutivo, un vice ministro e due governatori provinciali. La decisione è stata motivata come gesto di “buona volontà” per non ostacolare le indagini aperte su alcuni di loro, accusati di avere legami con i terroristi islamici esecutori delle stragi di Pasqua che hanno provocato la morte di 257 persone, in maggioranza cristiani.

Le dimissioni giungono dopo le accuse del monaco buddista Athuraliye Ratana, parlamentare dello Stato, che chiedeva le dimissioni di due governatori provinciali e un ministro del governo. Per dare più forza alla sua protesta, egli aveva anche iniziato uno sciopero della fame, ricevendo messaggi di solidarietà di migliaia di persone e di diversi leader religiosi, tra cui il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo.

L’ultima mossa politica in Sri Lanka assume una rilevanza fondamentale perché le connivenze dei leader musulmani con il terrorismo internazionale sono da tempo sul banco degli imputati. In realtà le dimissioni non giungono del tutto inaspettate, come spiega ad AsiaNews p. Mahendra Gunatilleke, segretario nazionale di Caritas Sri Lanka: “Nelle scorse settimane contro i parlamentari musulmani sono state presentate mozioni di sfiducia. All’interno del governo esistono pochi esponenti musulmani, ma molto potenti, che hanno coperto le organizzazioni terroriste e consentito la costruzione di moschee e madrasse [scuole coraniche] radicali. Il primo responsabile è il ministro incaricato degli investimenti, che è tra coloro che si sono dimessi ieri”.

Il sacerdote spiega che “tutti sanno che i leader musulmani hanno protetto le associazioni radicali e consentito l’arrivo di estremisti provenienti dall’Arabia Saudita per diffondere la dottrina del wahhabismo. Lo stesso gruppo del National Thowheed Jamath [autore degli attentati, ndr] ha diversi legami con la filosofia wahhabita. È stato accertato che negli ultimi quattro anni circa 600 leader religiosi sono giunti in Sri Lanka per predicare”.

A proposito delle responsabilità della comunità islamica dell’isola, p. Mahendra sottolinea: “Non tutti i musulmani sono coinvolti, ma tutti sanno che negli ultimi anni nella zona del nord-est si è diffusa l’ideologia radicale, con legami non solo con lo Stato islamico, ma anche con i predicatori provenienti dall’Arabia Saudita e reclute che venivano addestrate in Siria, Turchia e India. L’intelligence governativa era al corrente di tutto, aveva anche diffuso allerte prima degli attentati. Tuttavia c’è stata una completa negligenza da parte del governo: per questo il governo è il vero responsabile della devastazione”.

Il motivo per cui le autorità hanno ignorato i segnali, continua, “è semplice: la sopravvivenza stessa dell’esecutivo è in mano al voto della popolazione musulmana. Se essa dovesse togliere l’appoggio, anche il governo cadrebbe”. Infine conclude: “Oltre alla negligenza del governo, la responsabilità è dei leader musulmani. C’è bisogno che essi comprendano il valore della riconciliazione nazionale e della pace, abbandonando una mentalità troppo concentrata su di sé che tende a non integrarsi”.

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