10/02/2016, 12.31
SRI LANKA

Commissario Onu: Lo Sri Lanka deve sconfiggere i demoni della guerra civile

Zeid Ra’ad Al Hussein è a capo dell’Ufficio dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani. Ha effettuato una visita di quattro giorni per accertare i progressi delle indagini sui crimini di guerra. Il commissario ha incontrato esponenti politici e rappresentanti della società. Il tema dei prigionieri politici; degli sfollati; dei campi profughi; delle terre occupate dall’esercito.

Colombo (AsiaNews) – Lo Sri Lanka deve “affrontare e sconfiggere i demoni del suo passato”. Lo ha detto Zeid Ra’ad Al Hussein, capo dell’Ufficio dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani (Ohchr), al termine di una visita di quattro giorni nell’isola asiatica per accertare i progressi nelle indagini sui crimini di guerra. Il commissario ha dichiarato che lo “Sri Lanka ha fatto un lungo cammino dallo scorso anno, da quando l’ex presidente Mahinda Rajapaksa è stato estromesso dal potere”. Allo stesso tempo però ha notato che ci sono ancora delle sacche di violenza nella province settentrionale e orientale ai danni della popolazione civile e ha esortato le forze armate governative a “guardare in faccia le macchie delle loro responsabilità”.

La visita di Al Hussein è iniziata il 6 febbraio e si è conclusa ieri. Il commissario Onu ha incontrato vari esponenti politici e rappresentanti delle organizzazioni civili. Si è trattenuto anche con alcuni sopravvissuti della guerra civile che ha insanguinato l’isola per 30 anni, e ha parlato con loro del problema delle persone scomparse e della situazione attuale dei prigionieri politici nelle carceri. Di quest’ultimo tema ha parlato con i funzionari locali, ma ha escluso l’ipotesi di un’amnistia per tutti i detenuti.

Al Hussein ha visitato le zone di guerra nelle province di Jaffna e Trincomalee, dove si è concentrato il conflitto tra esercito e ribelli delle Tigri Tamil. In conferenza stampa il rappresentante delle Nazioni Unite ha ricordato che in quelle zone sono ancora presenti i militari, che occupano territori appartenenti alle popolazioni locali.

Al Hussein ha elencato una serie di episodi di riconciliazione avvenuti nell’ultimo periodo, primo tra tutti l’esecuzione dell’inno nazionale in lingua tamil durante le celebrazioni della Giornata dell’indipendenza, prima volta dagli anni ’50. Ha ricordato poi che il presidente Sirisena ha concesso la grazia ad alcuni ribelli tamil in carcere, che organizzavano un attentato contro di lui. Tutti questi, ha sottolineato “sono passi simbolici verso l’armonia tra le comunità”. “Negli ultimi 30 anni molte parti del Paese – ha continuato – sono state separate dal punto di vista fisico, politico, sociale ed economico. Lo sforzo di ricostruzione impiegherà diversi anni e necessita di coraggio politico, determinazione, capacità di coordinazione e pianificazione”.

Una profonda diversità di condizioni sociali si nota soprattutto se si paragonano le grandi città come Colombo “trafficata, con strade pulite e un commercio fiorente” alle aree depresse del nord e dell’est, “dove c’è povertà e le persone vivono nei campi profughi”.

Infine il commissario ha citato il rapporto dell’Onu sui crimini di guerra approvato a settembre, che conferma gli abusi di Rajapaksa. Tale rapporto attribuisce all’esercito la responsabilità della morte di 40mila civili durante le ultime fasi del conflitto e descrive le atrocità compiute da entrambe le parti, che hanno portato all’uccisione di circa 100mila persone.

Al Hussein ha ringraziato l’attuale presidente per aver concesso l’apertura di un procedimento di inchiesta contro le truppe, al contrario di Rajapaksa che ha sempre negato ogni violenza sotto il suo comando. “Il mondo vuole che lo Sri Lanka sia una storia di successo”, ha concluso. E per fare questo, “ha bisogno di un sistema di giustizia imparziale e credibile. […] Lo Sri Lanka deve creare istituzioni che lavorino e accertino le responsabilità. Ora è il momento in cui può cogliere la grande opportunità di assicurare al popolo verità, giustizia, sicurezza e prosperità”.

(Ha collaborato Melani Manel Perera)

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