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  • » 17/09/2015, 00.00

    SRI LANKA

    Il rapporto Onu sui crimini di guerra “conferma gli abusi dell’ex presidente Rajapaksa”

    Melani Manel Perera

    Ministro degli Esteri annuncia la formazione di una commissione d’inchiesta indipendente. Sacerdote cattolico: “Il governo di Colombo ha aspettato fin troppo tempo. Ora i prigionieri politici devono essere rilasciati, la situazione deve cambiare subito”. L’importanza delle religioni nella ricostruzione del Paese.

    Colombo (AsiaNews) - Bisogna lodare il lavoro svolto “dalle organizzazioni internazionali e dalle vittime, nonostante gli abusi e le minacce di morte perpetrati da Rajapaksa. Questo rapporto è il risultato degli sforzi compiuti”. Lo afferma ad AsiaNews la dott.ssa Nimalka Fernando, attivista cristiana, commentando il rapporto pubblicato ieri a Ginevra dall’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu (clicca qui per il testo completo), un documento di 15 pagine sui crimini commessi da esercito regolare e ribelli delle Tigri Tamil durante le ultime fasi della guerra civile che ha insanguinato il Paese per circa 30 anni. “Questo dimostra la necessità di lottare senza paura dei leader politici, per la libertà e la democrazia”, continua. Poche ore prima della pubblicazione del rapporto, le autorità di Colombo hanno annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente.

    Il documento dell’Onu rientra tra le iniziative della risoluzione del 2014, con cui l’organismo internazionale ha condannato lo Sri Lanka per crimini di guerra. Previsto all’inizio per i primi di marzo, esso è stato rilasciato con diversi mesi di ritardo, in attesa che si stabilizzasse la situazione politica del Paese, impegnato a gennaio nelle elezioni presidenziali e ad agosto in quelle parlamentari. Il documento è l’ultimo di una serie di rapporti e risoluzioni approvati nel corso degli anni e mette in luce le responsabilità di entrambe le parti.

    Spinto dalle pressioni internazionali, il 15 settembre Mangala Samaraweera, ministro degli Esteri srilankese, ha annunciato durante il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani di Ginevra che il nuovo governo dello Sri Lanka costituirà una commissione d’inchiesta per indagare sulle atrocità. Sarà un organo indipendente composto da esperti, dal nome “Commissione per la verità, la giustizia, la riconciliazione e la non-ripetizione”.

    La dott.ssa Fernando riferisce: “Questo insegna ai nuovi politici che non si possono commettere crimini e pensare poi che il mondo rimanga il silenzio di fronte all’indecenza dei governanti”. L’ex presidente Mahinda Rajapaksa ha sempre contestato le accuse a suo carico, ma dati dell’organismo internazionale parlano di oltre 40mila morti tra i civili tra il 2006 e il 2009 quando lui era al governo. L’attivista riporta inoltre che diverse persone implicate nelle violenze della guerra siedono ora in Parlamento e nel governo, e dovrebbero avere “il pudore di dimettersi”.

    Il dott. Jehan Perera, sottolinea inoltre che nelle ultime fasi del conflitto anche i ribelli tamil hanno compiuto abusi, hanno usato la popolazione civile come scudi umani. Il rapporto dell’Onu, dice, “mette in evidenza che non è possibile costituire dei meccanismi di indagine interni, dati i molteplici casi di corruzione, ma bisogna creare degli organi internazionali”. Ricorda inoltre che le raccomandazioni della Lessons Learnt and Reconciliation Commission, creata nel 2011, rilevavano l’importanza delle religioni nella creazione di un clima di giustizia sociale, per ricostruire il Paese.

    P. Reid Shelton Fernando, sacerdote cattolico, apprezza infine l’iniziativa del governo di Colombo “che ha aspettato fin troppo tempo. Ora i detenuti [prigionieri politici] devono essere rilasciati, la situazione deve cambiare subito. Il governo ha l’obbligo di rispondere ora, non in futuro”.

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