26/07/2011, 00.00
EGITTO
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Consiglio supremo dei militari nel caos. Fratelli musulmani e salafiti prendono il sopravvento

L’esercito in difficoltà dopo gli scontri del Cairo dello scorso 24 luglio, costati 298 feriti, nega un piano per trasformare l’Egitto in un nuovo regime. P. Greiche sottolinea la situazione di caos e malagestione presente nel Paese. Cristiani e musulmani temono la deriva estremista del Paese.
Il Cairo (AsiaNews) – I continui scontri fra giovani della rivoluzione e forze di sicurezza mettono in difficoltà l’esercito accusato su più fronti di non fare nulla per gestire la situazione e guidare il Paese verso le elezioni, posticipate a novembre. Ieri, in un incontro con alcuni rappresentanti internazionali a Washington il gen. Mohamed al-Assar, assistente del ministro della difesa fra i responsabili del Consiglio supremo delle forze armate, ha assicurato che l’esercito non ha alcuna intenzione di trasformare il Paese in una nuova dittatura.

Secondo p. Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, l’esercito starebbe affrontando una situazione di caos interno, che lo rende incapace di gestire e affrontare i complicati scenari dell’Egitto post-Mubarak. Ad aumentare sospetti e critiche contro i militari, i recenti scontri fra manifestanti e forze dell’ordine avvenuti lo scorso 24 luglio ad Abbasseya (il Cairo), costati circa 298 feriti. Le violenze hanno suscitato indignazione ed ira fra i gruppi democratici, che accusano la polizia di aver coinvolto teppisti armati di coltelli e bastoni, per provocare gli scontri e arrestate i manifestanti. Il sacerdote sottolinea che l’esercito sta perdendo di mano la situazione. “A capo del Consiglio supremo – spiega – ci sono 17 generali che hanno opinioni diverse e seguono ognuno la propria linea di azione, generando il caos”.

Questa situazione ha fattoi perdere credibilità all’esercito che accusa i giovani del movimento 6 aprile di voler destabilizzare il Paese. Da parte sua il movimento attribuisce ai militari la responsabilità degli attacchi violenti contro i dimostranti. P. Greiche racconta che da diversi mesi “la popolazione dei quartieri più centrali della capitale è stanca dei continui scioperi e proteste che bloccano la città, provocando gravi danni all’economia, soprattutto per i gestori di bar e ristoranti". “La gente dei quartieri – afferma – spesso chiede alla polizia di intervenire”. Secondo p. Greiche i militari non avrebbero fato nulla per innescare le violenze limitandosi a sorvegliare l’ingresso del ministero della Difesa, teatro della protesta. Per il sacerdote è stata invece la polizia (legata al vecchio regime – Ndr) che avrebbe provocato gli attacchi contro i manifestanti facendo entrare nella folla gruppi di criminali e vagabondi con il compito di creare panico e innescare scontri.

La situazione di insicurezza e soprattutto la totale assenza di un interlocutore credibile al governo ha consentito ai gruppi estremisti, fra tutti Fratelli musulmani e salafiti, di agire senza problemi sul suolo, lanciano proclami e minacciando chi è contro la sharia e non desidera uno Stato islamico. Oggi la Commissione del consiglio di Stato egiziano ha condannato Sayyd al-Qemny, famoso intellettuale e ricercatore di scienze sociali, per le sue critiche al mondo islamico moderno. L’attivista è stato costretto a restituire lo State Merit Award, premio offerto dal ministero della Cultura del valore di oltre 20mila euro, vinto nel 2009 per il suo contributo alle scienze sociali. Secondo il tribunale il riconoscimento viene pagato con soldi pubblici e non è giusto che la popolazione finanzi una persona che scrive contro l’islam.

P. Greiche spiega che l’attività degli estremisti, a piede libero dopo la caduta di Mubarak, preoccupa la popolazione più povera. “La gente – afferma p. Greiche - si sta rendendo conto di chi sono in realtà Fratelli musulmani e salafiti. I casi di discriminazioni e crimini sono aumentati a causa del lassismo dell’esercito. Cristiani e musulmani hanno paura”. (S.C.)

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