04/11/2010, 00.00
VIETNAM

Continua la forte opposizione contro il governo vietnamita per le miniere di bauxite

Il Vietnam vuole sfruttare i ricchi giacimenti. Ma gli oppositori denunciano il rischio di un disastro ambientale e gli scarsi vantaggi per il Paese. Lo sfruttamento gestito da ditte cinesi.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Parlamentari e ambientalisti vietnamiti si oppongono alle miniere di bauxite e ammoniscono che i rischi e i costi sono maggiori dei vantaggi. Le miniere sono sfruttate da ditte cinesi che ottengono grandi guadagni.

L’estrazione della bauxite, utilizzata per produrre alluminio, è iniziata nel 2008 nella zona montuosa delle Central Higlands, sede di minoranze etniche e di terreni coltivati, a monte del popoloso delta del Mekong. Già allora ci furono proteste, rilevando che i progetti richiedono grandi quantità di elettricità (scarsa nel Paese), la costruzione di 250 chilometri di ferrovia e di un apposito porto in cambio di guadagni contenuti.

Allora il governo mise a tacere le proteste, ma hanno ripreso forza dopo il disastro ecologico dell’Ungheria, dove il 4 ottobre un’inondazione in un impianto di alluminio ha causato una marea di fango rosso velenoso, che ha invaso un villaggio con decine di morti e oltre 150 feriti e ha quasi causato un disastro ecologico nel fiume Danubio.

Il professor Nguyen Minh Thuyet, rappresentante della provincia di Langsom all’Assemblea Nazionale, dice all’agenzia Radio Free Asia che i vantaggi economici sono pochi e i rischi elevati e che se l’Ungheria non ha saputo prevenire la catastrofe, il rischio è maggiore in Vietnam, che ha una tecnologia ancora in sviluppo e una scarsa cultura di tutela sul lavoro. Osserva nella zona degli “sono frequenti piogge torrenziali”.

Iil professor Duong Trung Quoc, parlamentare rappresentante della provincia Dongnai, ritiene preferibile rinviare lo sfruttamento minerario a quando il Paese avrà maggiore tecnologia ed esperienza.

Contro la miniera si è pure espresso l’eroe di guerra generale Vo Nguyen Giap, che nel 2009 ha inviato al governo una lettera aperta di opposizione.

Nel passato il governo ha ignorato le critiche e colpito gli oppositori, oscurato i siti web di protesta, il 13 agosto è stato arrestato il professore Pham Minh Hoang per avere sostenuto tali proteste. Nel 2009 il governo ha accettato di svolgere uno studio approfondito sulle conseguenze ambientali, ma non ne ha resi noti i risultati.

Shawn McHale, direttore del Centro Sigur per studi asiatici, all’Università Usa George Washington, dice che il problema è anche politico perché lo sfruttamento della miniera è svolto da ditte cinesi. La cinese Chinalco (Aluminum Corporation of China Limited) negli ultimi due anni ha aperto nel Vietnm centrale due miniere di bauxite con vicini impianti per trattare il minerale e sta studiando di farne altre quattro. Ditte di Cina, Russia e Australia stanno trattando la costituzione di joint ventures con imprese locali per lo sfruttamento dei giacimenti di bauxite, stimati i terzi maggiori al mondo. Il governo vuole investirci oltre 15 miliardi di dollari entro il 2025. La statale Vinacomin (Vietnam National Coal and Mineral Industries Group) sta costruendo una fabbrica di alluminio, vuole portare la produzione annuale da 4,8 milioni di tonnellate a 6,6 milioni entro il 2015, progetta nuove miniere nelle province Lam Dong e Dac Nong.

Dopo il disastro ungherese, gli oppositori, numerosi anche in parlamento, osservano che il Vietnam assume tutti i rischi e ha pochi vantaggi, perché la Cina fissa il prezzo del minerale e impiega soprattutto operai e dipendenti cinesi.

Circolano anche accuse di corruzione: su internet c’è un rapporto che accusa il premier Nguyen Tan Dung di avere ricevuto 150 milioni di dollari, forse da fonti cinesi, per sostenere il progetto. Non risultano risposte ufficiali di Dung.  

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