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  • » 10/04/2006, 00.00

    Corea del Sud

    Corea, campagna di preghiere per la beatificazione di Giovanni Paolo II

    Joseph Yun Li-sun

    Al termine delle celebrazioni per il primo anniversario della morte del Pontefice, il ricordo delle autorità cattoliche coreane, degli ambasciatori e dei fedeli.

    Seoul (AsiaNews) – I cattolici sudcoreani hanno iniziato una campagna di preghiere per la beatificazione di Giovanni Paolo II, lanciata al termine delle celebrazioni per il primo anniversario della sua scomparsa. Alla fine delle cerimonie, infatti, sono state distribuite delle immagini del defunto pontefice e la "Preghiera per implorare grazie tramite l'intercessione del Servo di dio il Papa Giovanni Paolo II", proposta dal vicariato di Roma e firmata dal cardinal Ruini.

    Le celebrazioni si sono svolte fra il 4 ed il 6 aprile scorso in tutto il Paese, ma la più importante è stata la Celebrazione commemorativa organizzata l'ultimo giorno dal Consiglio dell'apostolato dei laici nella cattedrale Myongdong, a Seoul. All'evento hanno partecipato oltre 30 fra ambasciatori e consiglieri diplomatici di 23 Paesi, numerosi rappresentanti di chiese e religioni non cattoliche ed oltre 500 fedeli.

    Il neo-cardinale Nicholas Cheong Jin-suk, arcivescovo di Seoul, ha ricordato Giovanni Paolo II come "un grande difensore della vita e della libertà" ed ha invitato tutti i fedeli "ad amare se stessi e gli altri in base al rispetto per la vita da lui insegnato". Mons. Stefano De Paulis - incaricato d'Affari - ricordandosi della sua formazione sacerdotale, ha invitato i fedeli ad "alzarsi ed andare verso Cristo, seguendo le orme di Giovanni Paolo II".

    Thomas Han, presidente del Consiglio organizzatore, lo ha ricordato come "un grande missionario e testimone della speranza per i coreani", attribuendogli la crescita della Chiesa nella penisola. Infatti, ha sottolineato che "il numero dei cattolici coreani è raddoppiato, da 1 milione e 320 mila fedeli fino a 2 milioni 750 mila negli anni '80, in cui Giovanni Paolo II ha visitato la Corea due volte, prima nel 1984 poi nel 1989". Attualmente i cattolici superano nel Paese i 4 milioni e mezzo e rappresentano il 9,3 % della popolazione.

    Andrzej Derlatka, ambasciatore polacco a Seoul, ha ricordato che le parole pronunciate dal defunto Pontefice a Varsavia nel 1979, in occasione del suo primo pellegrinaggio alla madre patria, "hanno cambiato la geopolitica dell'Europa centrale ed orientale, dando inizio alla fine della Guerra Fredda". Il diplomatico ha poi definito Giovanni Paolo II "un segno dei tempi e dell'opposizione ai crimini di quei tempi, un genio ed un visionario, che ha insegnato coraggio ed eroismo oltre al valore del compromesso nella vita pubblica, un uomo che ha sempre ammonito il mondo contro la logica fatale di vendetta".

    Francesco Rausi, ambasciatore italiano a Seoul, ha aggiunto: "Ciò che più ha caratterizzato il pontificato di Giovanni Paolo II, ben prima della tragedia dell'11 settembre 2001, è stato lo sforzo instancabile per tentare di togliere qualsiasi 'alibi religioso' al terrorismo, alle guerre, all'odio ed alla violenza commessi profanando il nome di Dio". "Dopo la tragedia in America – ha aggiunto - ha esercitato un'azione di freno all'utilizzo di concetti giuridici nuovi nel diritto internazionale come il diritto alla difesa e si è opposto al tentativo di avvallare la dottrina della guerra preventiva".

    Dopo questi interventi, un gruppo di giovani, una suora ed un sacerdote che hanno incontrato Giovanni Paolo II hanno parlato dei loro ricordi personale.

    Sr. Claudia Lee Hae-in, una delle poetesse più note in Corea, ha recitato una poesia commemorativa. Il coro della cattedrale ha concluso la cerimonia con dei canti e delle litaniae pro defunctis in musica tradizionale coreana.

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