09/04/2020, 08.57
GIAPPONE
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Coronavirus: Tokyo paga le proprie imprese per abbandonare la Cina

L’incentivo è parte dello stimolo da 989 miliardi di dollari lanciato per evitare una recessione. Il governo spinge anche per spostare la produzione dalla Cina al sud-est asiatico. I nipponici puntano a ridurre la dipendenza dal mercato cinese. Problemi per le future relazioni tra i due Paesi. L’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) ha calcolato che il commercio mondiale avrà un crollo tra il 13 e il 32% nel 2020 per l’epidemia polmonare.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Il Giappone sborsa 2,2 miliardi di dollari per riportare in patria le proprie imprese che producono in Cina. La misura è parte del massiccio stimolo finanziario, pari a 989 miliardi di dollari, che il governo nipponico ha annunciato il 7 aprile per combattere gli effetti recessivi della crisi pandemica.

Una parte di questa somma (220 milioni di dollari) è destinata ad aiutare le aziende nipponiche a spostare la produzione dalla Cina ad altri Paesi, soprattutto nel sud-est Asiatico.

Le imprese giapponesi dipendono molto dall’importazione di componenti dalla Cina, da dove il coronavirus si è propagato. L’economia cinese è un elemento essenziale della catena globale del valore, che è saltata dopo che Pechino ha imposto il blocco della produzione per contenere la diffusione del Covid-19.

Come le altre economie avanzate, il Giappone rischia di finire in recessione quest’anno. L’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) ha calcolato che il commercio mondiale avrà un crollo tra il 13 e il 32% nel 2020 per l’epidemia polmonare. Nella peggiore delle ipotesi, l’export asiatico si ridurrà del 36%; l’import del 31,5%. L’Omc stima che il Pil dei Paesi asiatici si contrarrà dello 0,7 nel migliore dei casi, e del 7,1% nello scenario peggiore.

Prima dello scoppio della pandemia, molte aziende nipponiche stavano già valutando la possibilità di chiudere le loro attività in Cina. I timori erano di rimanere vittime della guerra commerciale tra Washington e Pechino. Questo trend subirà ora una accelerazione. Secondo il Tokyo Shoko Research, circa un migliaio di compagnie giapponesi hanno iniziato a diversificare l’acquisto di componenti per la loro produzione a febbraio, abbandonando i fornitori cinesi.

La fuga delle aziende nipponiche dalla Cina non gioverà ai rapporti tra Tokyo e Pechino, già guastati dalle controversie territoriali nel Mar Cinese Orientale. Un summit tra il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente cinese Xi Jinping, previsto questo mese, è stato rinviato a causa del coronavirus.

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