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  • » 05/05/2017, 12.42

    ASIA CENTRALE

    Crescono le partnership strategiche in Asia centrale

    Umida Hashimova

    Gli accordi di partnership strategica firmati da Kazakhstan, Turkmenistan e Uzbekistan segnano una nuova pagina per l’Asia centrale. La regione si muove verso una maggiore cooperazione dopo anni di rapporti “atrofizzati”, ma lo farà “con i suoi tempi”. Per gentile concessione della Jamestown Foundation (Traduzione dall’inglese di AsiaNews).

    Washington (AsiaNews) – Sono necessari tre impegni diplomatici perché tre Paesi firmino tre accordi di partenariato strategico. Questo è quanto per esattezza è avvenuto negli scorsi quattro anni in Asia centrale: prima Uzbekistan e Kazakhstan hanno firmato una collaborazione strategica nel giugno 2013; poi Uzbekistan e Turkmenistan ne hanno sancita una durante il primo viaggio in Turkmenistan del Presidente uzbeko Shavkat Mirziyaev, il 6 marzo 2017; e dopo poco più di un mese, l’ultimo accordo è stato firmato fra Kazakhstan e Turkmenistan (Tengri News, 14 giugno 2013; Gazeta.uz, 6  marzo 2017; Tengri News, 18 aprile). In modo cumulativo, questi accordi bilaterali hanno condotto all’emergere di un triangolo strategico centroasiatico – una novità per la regione (Kun.uz, 22 aprile). Cosa significa per esattezza per questi Paesi aver innalzato la loro cooperazione a livello strategico, e perché hanno fatto un simile passo in questo momento?

    In linea generale, nella pratica globale della diplomazia, le collaborazioni strategiche si diversificano in modo ampio nella propria specifica intensità e contenuto. Si estendono per allineare gli interessi vitali dei Paesi firmatari in aree come la sicurezza, la difesa e l’economia, fino alla semplice espressione di un impegno per un maggiore coinvolgimento diplomatico. Per i tre Paesi centroasiatici in questione, firmare ora questi accordi di partenariato strategico è simile a una conferma d’assenza di problematiche importanti nelle loro relazioni bilaterali, di mancanza di disaccordi, e di una prontezza ad avviare la costruzione di più profonde relazioni focalizzate sulla cooperazione economica. In effetti, mentre le problematiche bilaterali di confini, insieme a quelle idriche transfrontaliere, sono i principali ostacoli alle relazioni amichevoli in Asia centrale, questi tre Paesi sono stati in grado di risolvere la maggior parte dei loro problemi di frontiera e ora stanno addirittura discutendo la semplificazione delle procedure transfrontaliere per favorire il movimento di persone e beni (Tengri News, 18 aprile 2017; Gazeta.uz, 26 dicembre 2016). In altre parole, gli accordi di partenariato strategico firmati annunciano che questi tre Stati sono stretti partner l’uno dell’altro e prospettano di approfondire queste relazioni.

    La reale forma che queste relazioni assumerà dipenderà senza dubbio dagli obiettivi delle politiche dei singoli Paesi stessi. In questa prima fase, sembra probabile che trasporti e commercio risulteranno in una più stretta cooperazione (Tengri News, 23 marzo; Altyn Asr TV Channel, 5 novembre 2016). In particolare, questi accordi di partenariato strategico potrebbero rilevarsi utili per assicurare che il progresso in corso nel rafforzamento della cooperazione regionale in Asia centrale mantenga una limitata visibilità e appaia meno una potenziale provocazione verso alcuni attori esterni.

    La rete triangolare degli accordi di partenariato strategico potrebbe essere un coscienzioso rimpiazzo ai precedenti tentativi falliti di stabilire organizzazioni intra-regionali integrazioniste – la Central Asian Union. Il Presidente kazako Nursultan Nazarbaev e l’allora Presidente Islam Karimov lanciarono la Central Asian Union nel 1994; l’organizzazione svolse le sue funzioni, per quanto in modo imperfetto, fino alla sua dissoluzione nel 2005, dopo l’adesione al gruppo della Russia (Cacianalyst.org, 7 gennaio 2015). Dopo essersi scottati le dita con quell’esperienza, i Paesi dell’Asia centrale stanno, forse senza sorpresa, rifuggendo a simili impegni di alto profilo. Piuttosto, essi si stanno focalizzando su opzioni alternative di cooperazione bilaterale e, in particolare, accordi strategici di partenariato.

    Simili accordi strategici di partenariato saranno con probabilità la via per i Paesi dell’Asia centrale per progredire in termini di cooperazione regionale. Prima che ciò accada, comunque, alcune delle dispute bilaterali più controverse dovranno essere risolte – in particolare quelle fra Kyrgyzstan e Uzbekistan, Tajikistan e Uzbekistan, e Tajikistan e Kyrgyzstan. Ciò detto, al di fuori dei Paesi del triangolo del partenariato strategico, Kazakhstan e Tajikistan hanno già firmato un accordo simile nel 2015. E tutti gli Stati dell’Asia centrale hanno concluso con successo multiple partnership strategiche con Paesi al di fuori della regione con i quali condividono stretti rapporti e interessi similari (Asia Plus, 21 settembre 2016). Per esempio, la Cina ha firmato accordi di partenariato strategico con tutte e cinque le Repubbliche centroasiatiche (EurasiaNet.org, 13 maggio 2014).

    Con il crescere della cooperazione fra i Paesi del triangolo di partenariato strategico, è presumibile che i loro interessi convergano sempre di più. E nel futuro, il triangolo regionale è probabile che si evolva in una cooperazione strategica a quattro e poi cinque lati. Per quanti osservano gli sviluppi della regione dall’esterno, nessuno dovrebbe aspettarsi che gli Stati centroasiatici si dirigano in fretta in questa direzione o che i loro sforzi di cooperazione regionale debbano in modo inevitabile culminare in un’organizzazione regionale integrazionista. I Paesi hanno ancora molto lavoro da svolgere e devono re-imparare a lavorare con i loro vicini dopo che i loro rapporti si sono atrofizzati a seguire dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Sulla base dell’andamento attuale, il ciclo delle partnership strategiche porterà con probabilità a una significativa unità regionale, ma ciò accadrà con i tempi dell’Asia centrale – non sulla base di volontà o progetti di forze esterne.

    Sebbene le suddette partnership strategiche possano sembrare un gesto normale o non significativo fra gli Stati, nondimeno mostrano nel contesto regionale un importante livello di fiducia bilaterale. Inoltre, è degno di nota il fatto che i Paesi siano giunti a queste partnership strategiche di loro volontà. Solo un decennio fa, la sovranità di alcuni di questi Stati era messa in dubbio e ora essi firmano con sicurezza accordi commerciali per milioni di dollari, facilitando attraversamenti di frontiera condivisi, costruendo ponti attraverso i loro confini, e stabilendo strade e sistemi di trasporto non solo interstatali, ma anche interregionali. Questi stessi progetti meritano di riempire interi capitoli di libri di storia moderna.

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