08/03/2006, 00.00
INDONESIA
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Cristiani indonesiani "scettici" sul nuovo decreto per i luoghi di culto

di Moerkekaq Senggotro

Conclusi i lavori per la revisione del controverso decreto che regola la costruzione dei luoghi religiosi. Le reazioni dei cristiani, le promesse di sostegno da parte dei leader musulmani.

Jakarta (AsiaNews) - Sarà presentato "presto" al presidente indonesiano il testo finale del nuovo Decreto ministeriale del 1969, anche conosciuto come SKB No 1/1969, sull'edificazione dei luoghi di culto. La revisione è stata completata, ma rappresentanti delle minoranze religiose impegnate nei lavori,  fanno sapere che non vi è accordo unanime sul testo, nonostante le pretese del ministro per gli Affari religiosi, Maftuh Basyuni. Esponenti cristiani dichiarano che il SKB è ancora una minaccia per le minoranze e va contro la Costituzione, che garantisce invece la libertà religiosa.

Il nuovo testo mantiene la base di quello del 1969, ma stabilisce che il permesso viene emesso dal rappresentante del governo locale, dopo aver sentito il parere di un Forum interreligioso, del dipartimento locale del ministero degli Affari religiosi. Necessario anche il consenso degli abitanti del luogo dove dovrà sorgere il luogo religioso.

Il Consiglio degli Ulema indonesiani (Mui), grande sostenitore del decreto, ha accolto con favore il nuovo testo. Secondo Amidhan, un membro del Mui, se non "limitiamo i luoghi di culto verrà a crearsi una competizione tra le varie religioni e sette, e quindi disordini sociali". Non solo. Ma'ruf Amin, presidente del Mui, ha rifiutato in modo categorico l'ipotesi, avanzata durante i lavori di revisione, di cancellare l'obbligo del permesso a tutti i luoghi di culto esistenti prima della promulgazione del nuovo SKB.

Questo punto - evidenzia il reverendo Nathan Setiabudi, ex presidente del Sinodo delle chiese protestanti indonesiane - insieme ad almeno altre due questioni, è motivo di disaccordo tra gli esponenti religiosi. E spiega: la questione verte sul numero dei fedeli necessari per aver "diritto" ad edificare (la comunità ne deve contare almeno 100) e la definizione dei cosiddetti "luoghi di culto provvisori". Secondo Setiabudi, il nuovo decreto è "difettoso" dal punto di vista legale: "È infatti dovere di ogni Paese garantire ai suoi cittadini la libertà di esprimere la propria fede".

P. Anton Benny Susety - Segretario esecutivo della Conferenza episcopale indonesiana (Kwi) - conferma che "alcuni dettagli, ad esempio la composizione del Forum che raccomanda le richieste al governo locale, devono ancora essere risolti". P. Susety spiega che bisogna studiare "una scelta alternativa" nell'eventualità che il Forum sia d'accordo alla costruzione, ma non lo siano i residenti.

Il Nahdlatul Ulama – Nu, la più grande organizzazione musulmana del Paese – ha garantito il suo appoggio all'interno dei Forum a favore delle minoranze religiose che avanzano la richiesta per nuovi luoghi di culto. Hasym Muzadi, presidente del Nu, invita le minoranze a rispondere in modo positivo al nuovo decreto. E sottolinea: "Nel testo sono previste semplificazioni nelle modalità e nei tempi di procedura per ottenere il permesso di istituire luoghi di culto". 

La Conferenza episcopale indonesiana e la Comunione delle Chiese indonesiane non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sul nuovo decreto.

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