Faisalabad (AsiaNews) – Una Corte di Appello pakistana ha ordinato ieri il rilascio del cristiano Shahid Masih - 18 anni, in carcere dal settembre del 2006 con l’accusa di blasfemia – e lo ha definito “totalmente estraneo” alle accuse. Stesso verdetto anche per il presunto complice, Muhammad Ghaffar, musulmano, liberato su cauzione 9 mesi fa.
I due ragazzi erano stati denunciati dal dott. Arshad Masood, musulmano, che aveva dichiarato di aver trovato all’interno della sua clinica alcune pagine del Corano bruciate da Masih e da Ghaffar di notte, mentre non c’era nessuno. L’accusa rientra nei parametri dell’art. 295-b del codice penale pakistano, la famigerata legge sulla blasfemia, che punisce con il carcere o con la pena di morte chi dissacra Maometto o i testi sacri dell’Islam.
Munawar Masih, padre di Shahid, dice ad AsiaNews: “Non riesco neanche ad esprimere la mia felicità per questa sentenza. L’unica cosa che mi rattrista è che mia moglie, morta di dolore dopo l’arresto, non sia qui con noi per festeggiare”.
Khalil Tahir, presidente dell’Adal Trust [Centro cristiano di aiuto legale ndr] ed avvocato del giovane “blasfemo”, ha organizzato un piccolo incontro di preghiera per ringraziare Dio della sentenza. Il p. Aftab James Paul, direttore della Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo della diocesi di Faisalabad, ha guidato la preghiera.
Il sacerdote spiega ad AsiaNews che “le accuse di blasfemia sono quasi sempre false, fabbricate per eliminare dei nemici o rivali economici. Questa legge deve essere abolita, perché non solo colpisce le minoranze del Paese, ma distrugge il dialogo fra le religioni”.
Ancora più duro l’avvocato Tahir, che denuncia: “Il caso si è risolto e Masih è uscito di galera, ma nessuno sarà punito per le false accuse e le torture psicologiche subite da questa famiglia, che hanno portato persino alla morte di una persona. Questo autorizza altre persone a fare lo stesso”.
Il presidente del Centro chiede poi di ricordare James e Buta Masih, due cattolici di 70 e 65 anni, arrestati per blasfemia nel novembre 2006 e condannati a 10 anni di galera: “Entrambi sono malati ed anziani. Aspettiamo di conoscere la data dell’appello, ma nel frattempo dobbiamo pregare per loro”.