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» 10/08/2006
Libano – Medio Oriente
Da questa guerra inutile, una pace definitiva per il Medio Oriente?
di Samir Khalil Samir, sj

Nessun vantaggio per nessuno dalla guerra di Israele in Libano e dalle violenze di Hezbollah o di Hamas contro Israele. I suggerimenti all'Onu del gesuita p. Samir Khalil Samir, esperto di islam e professore a Beirut.



Beirut (AsiaNews) - L'ampliamento dell'offensiva israeliana in Libano, lanciata ieri, sta già moltiplicando le vittime: 15 soldati israeliani sono stati uccisi e 40 miliziani di Hezbollah. Ma il più grande tributo di sangue lo sta pagando il popolo libanese, che ogni giorno di più perde la speranza. Presi fra la violenza cieca dell'esercito israeliano e le esitazioni della diplomazia internazionale, i libanesi più pacifici decidono di emigrare; quelli meno pacifici, divengono sostenitori di Hezbollah; in tutti cresce l'odio verso Israele.

La situazione è chiara a molti analisti e politici, anche israeliani: una vittoria militare d'Israele non garantirà sicurezza, né porterà la pace alla regione; servirà solo ad aumentare l'odio contro Israele e dunque l'insicurezza. D'altra parte, gli attacchi di Hezbollah e di Hamas ad Israele non libereranno le loro terre, né porteranno la pace; serviranno solo ad aumentare l'odio contro di loro e a convincere Israele (se ci fosse ancora bisogno) che "con gli Arabi vale solo la forza!". Più distruzione, più lutti, più odio … fino alla prossima guerra. La guerra non porta nessun vantaggio, per nessuno. Il "terrorismo islamico", essendo un movimento ideologico, non si può distruggere solo con la forza, com'è stato dimostrato con le "Brigate Rosse" o con l'ETA, o come l'abbiamo visto in Algeria o in Afghanistan, e lo vediamo quotidianamente in Irak con un centinaia di morti al giorno dopo la "liberazione" del Paese dagli Stati Uniti. Che fare dunque?

"Andare fino il fondo al problema"

I politici dicono: "il cessate il fuoco non risolve il problema". Ed è vero. Ma intanto può fermare le violenza in Israele e in Libano. Tutti dicono: "Dobbiamo andare fino il fondo al problema". Ed è ugualmente vero.

Hezbollah, che ha usurpato all'esercito libanese la funzione di difesa della patria, non è la radice del problema. Non esisteva quando Israele ha invaso il Libano nel 1982. Neppure Hamas è la radice del problema, né Fatah. L'attentato contro Israele nelle Olimpiadi di Monaco di Baviera nel 1972, che ha iniziato il terrorismo nella regione, non è neppure esso la radice del problema.

Il problema risale alla creazione dello Stato d'Israele e alla partizione della Palestina nel 1948. Questa partizione, è stata decisa dalle Potenze in seguito alla persecuzione organizzata in modo sistematico contro gli ebrei, senza tener conto delle popolazioni presente in questa Terra (santa): è questa la causa reale di tutte le guerre che sono seguite.

Questa partizione è però un fatto storico e nata da una decisione internazionale. L'esistenza dei due Stati, israeliano e palestinese, è una realtà legittimata dalle Nazione Unite, e non si può rimetterla in questione. Qualunque ferita alla legalità internazionale porta in se' un male più grande ancora. Perciò ogni soluzione del conflitto che non rispetta la legalità internazionale, cioè le risoluzioni dell'ONU, non porterà la pace.

 

Proposte per un piano di pace definitiva

Allo stadio attuale, per raggiungere la pace, non vi è che la strada della diplomazia. Questa strada si fonda su due regole: da una parte, la giustizia e il rispetto della legalità internazionale; dall'altra, la necessità di fare alcune concessioni, il che suppone flessibilità, discernimento e disponibilità a rinunciare ad una parte dei miei diritti a causa dei diritti dell'altro.

Occorre raggiungere una soluzione duratura, anzi definitiva, della crisi del Medio Oriente, per poter costruire tutti insieme, lentamente, la pace e - se ci è permesso di sognare un po' -  per raggiungere "l'Unione Mediorientale". Per arrivarci, provo ad indicare una via giusta e realista, che esprimo in questi punti essenziali:

1.           Uno stato palestinese basato sulle frontiere internazionali (anteriori alla guerra del 1967); piccole modifiche dovranno essere fatte, purché in accordo fra Israele e Palestina.

2.           I Palestinesi devono rinunciare al loro "diritto di ritorno", e gli Israeliani rinunciare agli insediamenti nel territorio palestinese; piccole modifiche dovranno essere fatte, purché in accordo fra Israele e Palestina. La comunità internazionale dovrebbe dare un compenso per queste rinunce.

3.           Tutti i Paesi del Medio Oriente (compresi Turchia, Iran, Irak, etc.) devono riconoscere ufficialmente le frontiere dei vari Stati come definitive, e scambiare ambasciatori in questi Stati.

4.           Istallare una Forza Internazionale "robusta" laddove la pace non è pienamente acquisita, per controllare anche il traffico di armi; in particolare tra Israele e Palestina, Israele e Libano, Libano e Siria, Siria e Irak, Iran e Irak, Turchia e Irak.

5.           Aiutare ogni Stato a costituire un esercito nazionale abbastanza forte per smilitarizzare tutti i gruppi, partiti, coloni, ecc.

6.           Liberare tutti i prigionieri degli altri Paesi e fare accordi di scambio; in particolare in Israele, Palestina, Libano e Siria.

7.           Creare una Commissione internazionale adeguata per Gerusalemme, per garantire dentro la città la sicurezza, la libertà di movimento e il rispetto della frontiera tra i due Stati, che desiderano ambedue legittimamente avere la città come capitale.

8.           Creare una Commissione internazionale per risolvere in modo equo i problemi dell'acqua nella Regione, condizione essenziale dello sviluppo e spesso causa di attriti e conflitti.

La guerra attualmente in corso, con il suo strascico di bestialità e sofferenze, ha permesso a milioni di persone, di tutte le tendenze, di capire che la violenza è inutile, che il Medio Oriente non sarà cambiato dalle guerre. Questa scoperta è forse l'unico bene che emerge da questa tragedia, il cui prezzo è pagato soprattutto dal popolo libanese. Se da questa tragedia nasce un progetto di pace definitiva, allora questo martirio non sarà vano! I negoziati in corso al Consiglio di Sicurezza Onu a New York potrebbero essere il primo passo.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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