01/08/2019, 08.51
IRAN - STATI UNITI
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Dagli Usa sanzioni contro il ministro iraniano degli Esteri. Zarif: ‘Io, una minaccia?’

Per Washington egli agisce in nome e per contro del leader supremo Ali Khamenei ed è il “portavoce” del regime. Il provvedimento prevede il congelamento di beni negli Usa o presso entità controllate dagli americani. Per Teheran questo è il “picco di stupidità e incoerenza”. Zarif: sanzioni che “non hanno effetto su di me”. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Il ministero Usa del Tesoro ha imposto ieri una serie di sanzioni mirate contro il capo della diplomazia iraniana, il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, artefice - sul versante di Teheran - dell’accordo nucleare del 2015. Secondo gli Stati Uniti, egli avrebbe agito a nome e per conto del leader supremo l’ayatollah Ali Khamenei già oggetto di sanzioni mirate disposte dal presidente Donald Trump il 24 giugno scorso. 

Secondo quanto riferisce una nota del ministero, il provvedimento comporta il congelamento di qualsiasi bene di Zarif negli Stati Uniti o presso entità controllate dagli americani. Il segretario del Tesoro Steven Mnuchin ha definito il capo della diplomazia di Teheran “il principale portavoce del regime in tutto il mondo”. “Javad Zarif - prosegue - applica la spericolata agenda del leader supremo [ayatollah Ali Khamenei]” ed è considerato una “minaccia” per Washington. 

“Gli Stati Uniti - avverte Mnuchin - stanno inviando un chiaro segnale al regime iraniano” secondo cui “il recente comportamento è ritenuto inaccettabile”. Mentre il regime iraniano “nega l’accesso a internet ai suoi cittadini”, conclude il ministro, Zarif “diffonde la propaganda e le disinformazioni del regime in tutto il mondo attraverso questi mezzi”. 

Immediata la replica di Teheran, secondo cui gli Stati Uniti hanno colpito Zarif per le sue capacità di negoziazione. Il portavoce del ministero iraniano degli Esteri Abbas Mousavi ha puntato il dito contro “il picco di stupidità e incoerenza” dei leader americani che non riconoscono “la capacità di influire” nel contesto della politica iraniana e scelgono di “sanzionarlo”. 

Sulla vicenda, ultimo capitolo di una serie di attacchi [per ora solo diplomatici e commerciali, ma il rischio di un conflitto non è escluso] interviene lo stesso Zarif (nella foto, al tempo dei dialoghi sul nucleare). “Il motivo per cui - afferma il ministro iraniano degli Esteri in un tweet - gli Usa mi colpiscono è che sono ‘il portavoce principale dell’Iran nel mondo’. La verità è così dolorosa? Questo non ha effetto su di me o sulla mia famiglia, poiché non ho alcuna proprietà o interessi al di fuori dell’Iran. Grazie per avermi considerati una minaccia così grande per la vostra agenda”.

All’origine della tensione fra Iran e Stati Uniti, che ha innescato una gravissima crisi economica nella Repubblica islamica come conferma un sacerdote locale, la decisione del presidente Usa Donald Trump nel maggio dello scorso anno di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) del 2015. La Casa Bianca ha quindi introdotto le più dure sanzioni della storia, rafforzato la presenza militare nell’area e azzerato le esportazioni di petrolio iraniane, colpendo in primis la popolazione.

A fronte della politica di massima pressione esercitata dagli Stati Uniti, gli altri Paesi coinvolti nell’accordo nucleare cercano ancora la via del negoziato per salvare ciò che resta. Nel fine settimana si è tenuto un incontro a Vienna fra Teheran e le nazioni ancora vincolate al patto [Gran Bretagna, Germania, Francia, Russia e Cina], definito dagli iraniani “costruttivo”. Lo sforzo diplomatico si inserisce in un contesto di crescenti incidenti nelle acque del Golfo, che comprendono il sequestro di navi, l’abbattimento di droni ed esplosioni di petroliere.

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