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    » 04/01/2016, 00.00

    BANGLADESH

    Dhaka, gli uccisori di un blogger: condanne “troppo lievi”

    Sumon Corraya

    Ahmed Rajib Haider è stato il primo scrittore ad essere assassinato nel 2013 per ateismo e idee contrarie all’islam. Un tribunale speciale della capitale ha emesso due sentenze di morte e sei a pene detentive per i suoi assassini. Solo cinque anni di carcere al leader islamico istigatore dell’omicidio. Il padre della vittima: “Giudizio erroneo e discordante. Farò appello”.

    Dhaka (AsiaNews) – Si è concluso con due condanne a morte e sei sanzioni carcerarie il primo processo contro gli uccisori di un blogger “ateo” in Bangladesh. Un tribunale speciale veloce ha emesso il verdetto per i responsabili dell’assassinio di Ahmed Rajib Haider, ucciso nel 2013 e primo di una lista di vittime del fondamentalismo islamico che continua ad aggiornarsi.

    Foysal Bin Nayeem e Rezanur Azad Rana, studenti, sono stati messi a morte e obbligati al pagamento di 10mila taka (circa 116 euro). Rana è ancora latitante. Maksudul Hassan Anik, anche lui responsabile dell’uccisione del blogger, è stato condannato all’ergastolo e al pagamento della multa. Ahsanur Reza Rumman, Nafis Imtiaz e Nayeem Shikdar Irad hanno ricevuto cinque anni di carcere e una sanzione di 5mila taka.

    Queste sono le prime condanne per gli uccisori di un blogger. La decisione della corte di risparmiare la vita alla maggior parte dei responsabili ha però scatenato le proteste della società civile e della famiglia della vittima. La sentenza ritenuta più ingiusta riguarda il leader musulmano Jasimuddin Rahmani, ritenuto l’istigatore di ben cinque omicidi di blogger, condannato a soli cinque anni di carcere.

    I membri del Ganajagaran Mancha, movimento per i diritti dei blogger, si sono scagliati contro la punizione “clemente” inflitta al fomentatore dell’omicidio di Haider, scendendo in piazza a Dhaka e inscenando una protesta. Imran Sarker, un dimostrante, afferma: “In ogni processo gli istigatori ricevono la pena più alta. Ma questo uomo [Rahmani ndr] ha avuto solo cinque anni di prigione. E uno dei due condannati a morte deve essere ancora arrestato. Questo non è per nulla il verdetto che la gente si aspettava. Rifiutiamo questo giudizio”.

    Nazim Uddin, padre dell’ucciso, si chiede come “degli assassini rei confessi” possano farla franca e non essere messi a morte. L’uomo ha annunciato che farà appello all’Alta corte contro questo verdetto “erroneo e discordante”.

    Da diverso tempo estremisti islamici prendono di mira liberi pensatori e attivisti democratici perché giudicati “atei”. Ahmed Rajib Haider è stato il primo blogger a essere ucciso per le sue idee “contrarie all’islam”. Dall’inizio del 2015, altri cinque blogger hanno perso la vita: a febbraio Avijt Roy è stato assassinato vicino all’Università di Dhaka; a fine marzo, nella capitale, fondamentalisti musulmani hanno ammazzato a colpi di machete Oyasiqur Rahman; due mesi più tardi è stato il turno di Ananta Bijoy Das, ucciso a Sylhet; l’ultimo, Niloy Chakrabarti, è stato giustiziato ad agosto in pieno giorno, sotto gli occhi della madre e della sorella. Il 31 ottobre, Faisal Arefin Dipan editore dalle idee progressiste è stato ucciso a coltellate.

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