21/12/2016, 15.45
BANGLADESH
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Dhaka, sciopero del tessile. Produzione bloccata per 59 aziende

Circa 150mila lavoratori da più di 10 giorni hanno incrociato le braccia. I dimostranti chiedono salari più elevati, adeguati all’aumento dei prezzi. Le loro richieste rischiano però “di mettere a repentaglio l’intero settore”. Giuste le motivazioni, “ma senza esagerare”.

Dhaka (AsiaNews) – Uno sciopero dei lavoratori del tessile sta mettendo in ginocchio il settore manifatturiero in Bangladesh. La protesta si protrae dal 12 dicembre e coinvolge circa 150mila lavoratori, che chiedono l’aumento del salario minimo di pari passo con l’aumento del livello dei prezzi. Una fonte locale riferisce ad AsiaNews che “è sempre importante migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, ma senza esagerare. Con questo sciopero, molti imprenditori rischiano il fallimento”. Proprio oggi 59 aziende hanno lasciato chiusi i battenti, e hanno dichiarato che la produzione sarà bloccata fino a quando non cesseranno le dimostrazioni.

Lo sciopero è partito dalla Windy Apparels Limited, un’azienda di abbigliamento della cintura industriale di Ashulia, alla periferia della capitale. I dipendenti sono scesi in piazza per chiedere l’aumento salariale e giorno dopo giorno hanno ricevuto il sostegno di migliaia di colleghi.

I dimostranti lamentano che l’attuale salario minimo, intorno ai 5mila-6mila taka (poco più di 80 euro), non basta a colmare l’incessante incremento dei prezzi. Perciò chiedono una contrattazione con i dirigenti e l’adeguamento degli stipendi almeno fino a 15mila taka (circa 180 euro).

Questo significa, commenta la fonte, “un raddoppiamento dello stipendio per i lavoratori, che però non tutte le aziende sono in grado di sostenere”. Lo scorso anno, riporta, “è avvenuto lo stesso con il settore statale. La contrattazione ha portato ad un aumento del salario pari al doppio di quello percepito in precedenza, ma non sappiamo quanti dipendenti lo abbiano davvero ricevuto”.

Intanto le prime dirette conseguenze dello sciopero sono state il blocco della produzione, l’occupazione dell’autostrada Dhaka-Tangail da parte dei lavoratori e il licenziamento in tronco di 121 di essi. La lista con i loro nomi, definiti “piantagrane” dalla direzione della Windy Apparel, è stata affissa sul cancello d’ingresso della fabbrica.

In Bangladesh il settore tessile, e in particolare la produzione destinata al confezionamento di capi da esportazione, rappresenta un cardine fondamentale per l’economia. Il Paese è il secondo esportatore mondiale di confezioni dopo la Cina. Il settore, in cui l’80% dei profitti è straniero, è tormentato da enormi problemi di sfruttamento dei lavoratori e di bassi standard di sicurezza.

La zona delle manifestazioni, nel distretto di Savar, è la stessa dove nell’aprile 2013 si verificò il crollo del complesso industriale del Rana Plaza, che causò la morte di 1.100 persone. Stando ai dati più recenti, almeno 4 milioni di bangladeshi lavorano nell’indotto.

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