11/04/2014, 00.00
VIETNAM
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Dinh Dang Dinh, detenuto politico vietnamita, morto da "figlio di Dio"

In prigione per "propaganda contro lo Stato", il famoso professore e attivista contro le miniere di bauxite scopre di avere un tumore. Le autorità lo liberano, per cure, solo allo stadio terminale della malattia. Negli ultimi giorni chiede di essere battezzato e diventare cattolico. I Redentoristi di Saigon celebrano le esequie, davanti a una folla di attivisti e cittadini.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Prima di morire per un cancro allo stomaco ha voluto diventare un "figlio di Dio", mutuando le sue stesse parole, facendo il proprio ingresso nella Chiesa cattolica. Qualche giorno più tardi, la sera del 4 aprile, è spirato in pace e serenità nell'affetto dei suoi familiari, dopo aver trascorso gli ultimi due anni in un carcere vietnamita. È la storia del professore di liceo Dinh Dang Dinh, uno dei più famosi dissidenti vietnamiti, la cui scomparsa ha destato grande sconforto fra quanti hanno vissuto e ammirato il suo coraggio e la sua eroica testimonianza.

Egli era stato condannato a sei anni di prigione il 21 novembre 2012, il giorno successivo alla Festa degli insegnanti, per presunta "propaganda contro lo Stato" e "abuso delle libertà democratiche". All'indomani della sentenza, la polizia ha minacciato la famiglia cercando di insabbiare la vicenda mentre l'uomo, rinchiuso nel braccio della morte assieme a detenuti in attesa di essere giustiziati, ha cercato a più riprese di sollevare l'animo dei compagni aiutandoli a sopportare sofferenze e paure.

Il prof. Dinh Dang Dinh, storico militante e docente di chimica, è stato a lungo una vera e propria icona del patriottismo, avendo dedicato una fetta consistente della sua vita alla lotta contro il progetto di scavo di una miniera di bauxite negli Altipiani centrali del Vietnam. Un progetto che definiva nefasto per le conseguenze sull'ambiente, contro il quale si era scagliato anche il generale Giap, eroe nazionale e simbolo della guerra nazionalista vietnamita contro il colonialismo occidentale. Il prof. Dinh ha scritto una lettera aperta di protesta, che ha saputo raccogliere in poco tempo oltre 3mila adesioni di intellettuali e personalità di primo piano del Paese.

In questi due anni di prigionia, egli si è ammalato di cancro allo stomaco; a fronte di ripetute richieste di rilascio e a provvedimenti di grazia per essere sottoposto a cure, le autorità hanno sempre opposto un netto rifiuto. E quando è arrivato il nulla osta al ricovero, la situazione era già degenerata e non è stato possibile intervenire. Il 25 febbraio scorso, quando il tumore era ormai allo stadio terminale, un provvedimento governativo ha sospeso l'esecuzione della pena mentre la grazia è arrivata il 21 marzo, quando ormai era in fin di vita.

Nelle ultime due settimane, trascorse nella casa a Dak Nông, sugli Altipiani centrali, il prof. Dinh Dang Dinh ha deciso di diventare "figlio di Dio" facendo il suo ingresso nella Chiesa cattolica. Una decisione frutto anche del racconto, fatto dalla figlia, della storia personale di Nguyễn Hữu Cầu, forse il più famoso prigioniero politico vietnamita che proprio in cella ha voluto diventare cattolico. Da qui il desiderio del professore di imitarlo: un sacerdote Redentorista giunto apposta da Saigon gli ha amministrato il battesimo. La moglie racconta che, dall'uscita dall'ospedale, egli ha continuato a pregare e domandare a Dio di alleviare le sue sofferenze. Lo scorso 6 aprile le sue spoglie sono state trasferite a Ho Chi Minh City e tumulate in una cappella dei Redentoristi, meta nei giorni scorsi di un incessante pellegrinaggio di dissidenti, attivisti e semplici cittadini. Un grande numero di persone ha voluto anche partecipare ai funerali, celebrati il 7 aprile dal segretario generale della Commissione di Giustizia e Pace della Conferenza episcopale vietnamita, per rendere omaggio alla sua memoria.

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