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» 09/07/2012
MYANMAR
Dopo 25 anni di lotta per la democrazia, primo discorso di Aung San Suu Kyi in parlamento
La leader birmana promette "che farà del suo meglio per il Paese". Il debutto avviene dopo gli arresti arbitrari di studenti in occasione del 50mo anniversario del massacro all'Università di Yangon. Ad affiancare Aung San Suu Kyi in parlamento vi saranno 37 membri della Lega nazionale per la democrazia, eletti in aprile.

Yangon (AsiaNews/ Agenzie) - Con un discorso alla nazione, Aung San Suu Kyi, storica leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la pace, fa il suo debutto in parlamento, dopo quasi 25 anni di lotta per portare la democrazia nel Paese.

"Farò del mio meglio per la mia nazione", ha affermato la leader della Lega nazionale per la democrazia, che ha rimandato di una settimana il suo insediamento come parlamentare per riprendersi da un lungo tour in Europa, nel quale ha ritarato anche il premio Nobel assegnatole nel 1991.

Il debutto di Aun San Suu Koy, giunge in un momento di particolare tensione per il Myanmar che rischia di gettare un'ombra sulle recenti aperture dell'ex giunta militare. Lo scorso 7 luglio, la polizia ha arrestato circa 20 studenti per bloccare una manifestazioni in occasione del 50mo anniversario del massacro di studenti compiuto dal gen. Ne Win. Nello scorse settimane, gli scontri etnico-religiosi fra Rakhine (buddisti) e Rohingya (musulmani) hanno riacceso il dibattito sulla questione delle minoranze, spesso in lotta con il governo di Naypyidaw. Tuttavia, fonti interne al parlamento sottolineano che la presenza della leader dell'opposizione stia portando a un lento cambiamento nel governo e presto molti politici sostenitori della giunta e potrebbero essere sostituiti da riformisti.  

Aun Sang Suu Kyi sarà affiancata da altri 37 membri della Ndl, eletti lo scorso aprile nelle elezioni per assegnare 48 seggi parlamentari vacanti dal 2010. La "signora" intende continuare la collaborazione con il presidente Thein Sein, che ha permesso di traghettare l'ex Birmania da un ferreo regime militare a una nazione in cui si intravedono spiragli concreti di democrazia, anche se "molto" resta ancora da fare. A tutt'oggi, il parlamento è ancora dai militari e dai loro alleati politici.  

 


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