19/07/2011, 00.00
EGITTO
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Egitto, l’esercito frena le riforme e mira al fallimento della rivoluzione

Lo stallo economico uccide gli ideali della primavera araba. I militari sono contrari alla democrazia e rifiutano di consegnare alla giustizia gli uomini dell’ex regime. Oltre 9 miliardi di dollari di aiuti bloccati nelle casse dello Stato. Fonti di AsiaNews temono l’avvento di un regime teocratico con il tacito consenso dei Paesi occidentali.
Il Cairo (AsiaNews) – “La rivoluzione egiziana rischia di fallire. Tutto quello che abbiamo guadagnato andrà perso. Ai vertici del Paese stanno creando una nuova forma di regime con l’appoggio dei Fratelli musulmani e il tacito consenso dei Paesi occidentali”. E’ quanto affermano fonti di AsiaNews in Egitto, che accusano il Consiglio superiore dei militari di essere contro la democrazia e il reale sviluppo economico del Paese e della popolazione. A tutt’oggi, Paesi arabi e Stati Uniti hanno erogato aiuti per circa 9,5 miliardi di dollari, che restano fermi nelle casse dello Stato.
Agli inizi, la “rivoluzione dei gelsomini” era nata per criticare l’alta disoccupazione e i prezzi troppo alti delle derrate alimentari, oltre che per accusare la corruzione e l’eccessivo divario fra ricchi e poveri.

Dopo sei mesi, lo scorso luglio l’economia egiziana ha raggiunto il punto più basso degli ultimi anni. Il tasso di crescita è passato dal 4,5% del 2010 a meno dell’1% nella prima parte del 2011. Ciò a causa di una drastica caduta del turismo, principale voce dell’economia egiziana, calato di oltre 45% rispetto al 2010. A ciò cui si aggiunge l’aumento del 30% delle importazioni, soprattutto grano e zucchero. A questo si aggiunge la minore disponibilità di energia elettrica per le industrie. Il salario minimo resta fermo a circa 70 euro al mese. Da mesi molte aziende, soprattutto nel settore manifatturiero, non pagano i lavoratori. Le fonti spiegano che in sei mesi nulla è cambiato e tutte le risorse economiche disponibili si sono svuotate, aumentando ancora di più il divario fra ricchi e poveri. A tutt’oggi la disoccupazione è pari all’11,9%, con punte superiori al 50% per i giovani sotto i 30 anni.

Sul piano istituzionale tutte le richieste sono state tradite, a partire dalla condanna degli uomini di Mubarak, molti dei quali gravitano intorno al nuovo governo. “I militari – affermano le fonti - non hanno alcun interesse a giudicare queste persone, perché andrebbero sotto processo anche i vertici dell’esercito che ora governano il Paese”. Secondo le fonti “le elezioni sono state rimandate di tre mesi, non per favorire i gruppi liberali, ma per rafforzare le alleanze con Fratelli musulmani e gruppi contrari a un regime democratico.

“L’esercito ha fatto solo piccoli cambiamenti – affermano - e continua a mentire alla popolazione, che desidera invece una rivoluzione e un cambiamento radicale dell’Egitto. Chi è al potere non vuole la democrazia e sta giocando con la crisi economica per sfiancare la gente. Essi vogliono spegnere le proteste, non in modo violento, ma attraverso la frustrazione dei cittadini, per far comprendere le gravi conseguenze prodotte dalla caduta di Mubarak”.

Tuttavia l’economia non è l’unico problema. Per le fonti, ciò che preoccupa di più la popolazione è la totale assenza di sicurezza. L’esercito non è in grado di controllare le tensioni sociali e ideologiche che si sono create dopo la caduta di Mubarak. “I salafiti – raccontano - sono ovunque, minacciano la popolazione, non solo i copti, ma anche i musulmani. Molti cristiani stanno scappando dal Paese. Nei quartieri più poveri del Cairo la gente è terrorizzata e passa le sue giornate chiusa in casa, vivendo con pochi dollari al giorno”.

Secondo le fonti, i cristiani e le altre minoranze devono prepararsi a vivere in un governo teocratico gestito da militari, politici e uomini d’affari. Il fallimento della rivoluzione si deve anche a Stati Uniti e Paesi occidentali, che non sostengono i gruppi democratici, per tutelare i propri interessi economici. (S.C.)
 
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