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    » 09/09/2011, 00.00

    EGITTO

    Egitto, partiti laici in piazza per dare una sterzata alla rivoluzione dei gelsomini



    Alla protesta hanno aderito migliaia di giovani, ma non i partiti islamici. Fra le richieste la fine della legge marziale e l’espulsione degli ex delle regime dalle istituzioni. Egitto ormai diviso fra laici democratici e partiti islamici. Cresce la paura fra i cristiani.
    Il Cairo (AsiaNews) – Migliaia di giovani egiziani – meno di quanto annunciato nei giorni scorsi - hanno manifestato in piazza Tahrir per sollecitare l’esercito a mantenere le promesse fatte dopo la caduta di Mubarak. Guidati dallo slogan “Correggiamo il sentiero della rivoluzione”, i manifestanti hanno chiesto di purificare le istituzioni dagli ex del regime, riformare la giustizia e porre fine all’utilizzo della corte marziale per i processi contro i manifestanti arrestati in gennaio.

    Organizzata dai partiti liberali, fra cui il Movimento 6 aprile, il Fronte nazionale democratico e il Partito Adl, la protesta è stata disertata dai partiti islamici, che in questi giorni hanno minimizzato le richieste dei giovani liberali, giudicandole prive di contenuto.

    P. Rafic Greche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, spiega che da tempo i partiti musulmani tendono ad ostacolare le manifestazioni contro l’esercito. “I Fratelli musulmani – afferma – vogliono vincere le elezioni di novembre e cercano l’appoggio dei militari”. Per il sacerdote l’Egitto è ormai spaccato in due. Da una parte ci sono Fratelli musulmani, salafiti e movimenti islamici tradizionalisti che vogliono trasformare il Paese in una repubblica islamica basata sulla sharia. Dall’altra i partiti democratici laici che lottano per un governo laico rispettoso dei diritti umani e delle minoranze religiose. Essi portano avanti i veri valori della Rivoluzione dei gelsomini, cavalcata solo in seguito dagli estremisti.

    Nonostante il processo in corso a Hosni Mubarak abbia catalizzato gran parte dell’opinione pubblica egiziana e mondiale, mostrandosi come interfaccia del nuovo Egitto, secondo fonti di AsiaNews poco o nulla cambiato a quasi otto mesi dalla caduta del rais. “La popolazione – spiegano – ha paura e non sa cosa accadrà in futuro. Per le strade non c’è sicurezza. Si fa fatica ad arrivare a fine mese per colpa della grave crisi economica aggravata dall’instabilità sociale”. Le fonti sottolineano che l’unico attore che ha in mano questa situazione è l’esercito. “I militari stanno cercando di mediare fra le varie fazioni politiche nate dopo la rivoluzione e i movimenti islamici, ma di fatto sono inermi”.

    La crisi sociale si percepisce soprattutto nella campagne e nei distretti dell’Alto Egitto, lontano dalla capitale, dove gli estremisti agiscono indisturbati. “I salafiti vogliono imporre a tutti gli usi islamici – affermano le fonti - come ad esempio il wudu, il rito della purificazione del corpo che ogni musulmano deve eseguire prima di pregare. Purtroppo in questa situazione le uniche vittime sono i cristiani e le minoranze non islamiche”.

    Secondo notizie non confermate, nel villaggio di Elmarinab (provincia di Aswan), un gruppo di musulmani avrebbe sequestrato nei giorni scorsi l’intera comunità copta locale, per obbligarli a demolire la copula della chiesa di S. Giorgio realizzata senza il permesso delle autorità. (S.C.)
     
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