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  • » 04/01/2012, 00.00

    CINA

    Enorme crisi del debito nelle province cinesi

    Wang Zhicheng

    Il controllo sui conti ha mostrato irregolarità nei debiti per oltre 530 miliardi di yuan. Ma secondo molti investitori, i debiti cattivi si aggirano sui 250-350 miliardi di euro.
    Pechino (AsiaNews) – L’Ufficio nazionale per il controllo dei conti (National Audit Office) ha reso pubblico che nella verifica dei bilanci del 2010, i governi locali della Cina presentano irregolarità nei debiti per oltre 530 miliardi di yuan (circa 65 miliardi di euro).

    Le dichiarazioni dell’Ufficio sono riportate sul sito del governo centrale (www.gov.cn) e diffondono una crescente preoccupazione che le province della Cina siano soffocate da debiti cattivi che non potranno mai essere risanati. Ciò potrebbe portare anche a un crollo delle banche che hanno fatto i prestiti.

    Secondo molti investitori, il livello dei debiti cattivi si aggira sui 2mila-3mila miliardi di yuan (pari circa a 245-367 miliardi di euro). Il loro rigonfiamento risale al 2008-2009, quando il governo centrale, per frenare gli effetti della crisi economica mondiale, ha varato un pacchetto di stimoli con crediti facili per quasi 10 miliardi di yuan.

    Grazie ai prestiti facili, i governi locali si sono lanciati in opere inutili e senza garanzia di ritorno economico. Il risultato è che l’industria edilizia ha costruito case, uffici, città intere che sono vuoti e invenduti (almeno al 50%); industrie che hanno magazzini pieni di prodotti; province che hanno costruito infrastrutture – come le famose ferrovie per treni superveloci, aeroporti in zone sperdute, porti deserti – rimaste inutilizzate.

    Il punto è anche che il governo centrale ha promesso crediti, ma non ha devoluto la moneta e per questo tutte le spese compiute dalle province rimangono come debiti insoluti sulle loro spalle.

    Di recente, il prof. Larry Lang ha affermato che la Cina è sull’orlo dell’abisso di una crisi profonda (v.: 30/11/2011 Docente cinese: “La nostra economia è sull’orlo del baratro. Pechino sta barando”).
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