20/08/2009, 00.00
TURCHIA
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Erdogan apre alle minoranze: prima visita a un luogo (contestato) del Patriarcato ecumenico

di NAT da Polis
Visita a sorpresa a Bartolomeo I e all’Isola dei Principi, dove vi sono alcune proprietà del Patriarcato, requisite dal governo turco, ma riconosciute dalla Corte di Strasburgo. Il premier turco continua a muoversi come un Giano bifronte, accarezzando la democrazia per le minoranze e il nazionalismo turco.

Istanbul (AsiaNews) – Una visita dal significato importante è avvenuta il 15 agosto scorso, festa della Dormizione (l’assunzione) di Maria: il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato per la prima volta l’orfanotrofio e il monastero di san Giorgio di Kudunas sull’Isola dei Principi (Buyukada) nel Mar di Marmara. Ogni anno in aprile, il monastero è meta di un pellegrinaggio da parte dei musulmani di Istanbul, che lo considerano un luogo miracoloso. Ma il valore della visita di Erdogan sta nel fatto che la proprietà dell’orfanotrofio – sempre contestata dai governi turchi – è stata invece attribuita al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli dalla Corte di Strasburgo (giugno 2008).

Erdogan, accompagnato da 4 suoi ministri, è stato accolto dal Patriarca Bartolomeo I.

La visita del premier - la prima mai effettuata da un primo ministro turco a questi due luoghi - è da più parti ritenuto un implicito riconoscimento dello status del Patriarcato Ecumenico.

Poco prima dell’incontro con Bartolomeo, Erdogan ha pranzato con tutti i rappresentanti delle minoranze religiose in Turchia (greci, armeni, ebrei, siri-ortodossi e cattolici) su invito dell’amministrazione locale delle Isole dei Principi, una volta abitate in prevalenza proprio dalle minoranze in Turchia.

Ai diversi rappresentanti, Erdogan ha espresso la volontà che la sua presenza “possa aiutare a trovare una soluzione alle  annose questioni che affliggono le minoranze di questo Paese, in quanto i principi del nostro partito Akp, sono contrari a  qualsiasi  discriminazione di natura locale,  religiosa ed  etnica”.

“All’interno del nostro paese - ha proseguito - non deve mai esistere una distinzione  tra le varie etnie  esistenti, come kurdi, lazi cerkezi e georgiani”.

“La Turchia  - ha continuato - è uno stato secolare in cui esistono delle lacune, ma ha la capacità di colmare  queste lacune e faremo di tutto per adempiere i nostri doveri assunti”.

In questo spirito ecumenico, Erdogan non ha mancato di citare un brano che è la quintessenza del movimento mevlevi[1] dicendo:  “Il mio prossimo va affrontato con amore perché anche esso è creatura di Dio”.

Erdogan ha poi concluso citando un detto persiano: “Non siamo venuti qui solo per mangiare e bere, ma per aver anche dei risultati”.

Chiamato a commentare le parole e la visita di Erdogan, Bartolomeo I ha detto ad AsiaNews:

“Ci ha dato molto speranze e perciò siamo ottimisti. Speriamo che con l’aiuto della Madonna, tutto possa aver un esito positivo. La sua presenza [di Erdogan] ci ha onorato e ci è stata data  l’occasione di esporre direttamente tutti i  nostri problemi, benché lui ne sia già a conoscenza. Abbiamo invitato il Primo Ministro alla sede del Patriarcato Ecumenico  e a Halki ed Erdogan ha ringraziato per l’invito”.

I principali giornali turchi hanno definito questa iniziativa del premier, come il secondo passo verso  l’apertura democratica avviata dal partito di Erdogan

Certo è un gesto significativo e di gran effetto - è il  commento  negli ambienti diplomatici di Istanbul – ma va inquadrato  nell’azione  del “dio Giano[2] della politica turca”, cioè Erdogan.

Da una  parte,  entro dicembre 2009, egli deve presentare un resoconto dei progressi compiuti dalla Turchia  nel suo cammino  verso l’ Unione europea. Dopo le ultime  elezioni politiche del 2007, tali progressi sono stati insignificanti, considerando anche il fatto che  proprio l’adesione della Turchia nell’ Ue è stato il cavallo vincente nella sua continua battaglia politica contro l’establishment kemalista, di cui l’esercito è la forza motrice, ma che per ora è come congelato in un freezer, dopo lo scoppio dell’affare Ergenekon[3].

I commenti di diplomatici proseguono mostrando l’altra faccia del dio bifronte: “con malcelata  nostalgia, il primo ministro turco sta ammiccando verso la rinascita dell’impero ottomano sotto l’abito dei nuovi  gasdotti caucasici, i quali godono della  benedizione  di Barack Obama e Vladimir Putin, e avranno come fulcro proprio la Turchia, a questo punto disposta anche a riconoscere a modo suo il genocidio armeno”.

In questo contesto della politica bifronte, va pure inquadrata la scelta di fare eleggere alla presidenza del parlamento turco l’on. Sahin , espressione dell’ala nazionalista dell’Akp, in sostituzione del progressista Toptan.

Sull’iniziativa di Erdogan all’Isola dei Principi, vari esponenti delle minoranze hanno espresso cauto ottimismo. “Se sono rose, fioriranno”, ha detto il sacerdote ortodosso P. Dositheos.

Dura invece la reazione di Bahceli, capo del partito nazionalista Mhp, che vorrebbe far notare a Erdogan che l’Ue mira a  distruggere l’ identità turca e dissolvere l’integrità dello Stato turco. L’opposizione del Chp (partito repubblicano del popolo) aggiunge che  attraverso la sua legittimazione internazionale, Erdogan cerca uno scudo per i problemi interni del suo paese.

 

(Foto di Nikos Manginas)

 

[1] Una confraternita di ispirazione sciita fondata nel 13° secolo nell’ antica Iconio, dove la presenza cristiana era molto viva, influenzando di conseguenza il movimento mevlevi ed  alevita.

[2] Il dio Giano aveva due facce (il dio bifronte). Erdogan è soprannominato così per alcune contraddizioni della sua politica.

[3] Ergenekon è il nome di un’organizzazione clandestina nazionalista, con forti legami nell’esercito, che è stata accusata di terrorismo. Nel 2008 diverse personalità sono state accusate di aver provocato attentati e sommosse popolari per giungere a un colpo di Stato.

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