10/09/2013, 00.00
PAKISTAN
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Faisalabad, Romeo e Giulietta in salsa pakistana (e anticristiana)

di Shafique Khokhar
Un ragazzo cristiano si converte per sposare una vedova musulmana di 21 anni, ma le loro famiglie non accettano il matrimonio. Dopo mesi di accuse e denunce reciproche, i familiari della giovane sequestrano la sorella 13enne dello sposo. Attivista per i diritti umani: “Il matrimonio è valido e legale, non c’è motivo di creare conflitti e di rapire la bambina”.

Faisalabad (AsiaNews) - Una fuga d'amore, una conversione all'islam, il matrimonio e l'opposizione delle famiglie: due novelli Romeo e Giulietta - lui cristiano, lei musulmana - sono al centro di una faida familiare in Pakistan. A farne le spese però è la sorella piccola del giovane, 13 anni, rapita dai genitori della sposa per fare un "dispetto" alla famiglia di lui. Ormai sono quasi tre mesi che l'adolescente è stata sequestrata, e sia suo padre che diversi attivisti per i diritti umani denunciano i musulmani di aver commesso un gesto "intollerabile e ingiustificabile".

La storia ha inizio alla fine dello scorso anno, quando Farooq Masih, cristiano di 19 anni che vive a Daud Nagar (Faisalabad), si innamora di Anam Naz, vedova musulmana di 21 anni residente a Awais Nagar (Faisalabad). Insieme scappano e si sposano davanti a un giudice il 12 dicembre 2012. Per potersi unire in matrimonio con una musulmana, il ragazzo si converte all'islam. La coppia si nasconde in un villaggio vicino alla città, ma tre giorni dopo la loro unione vengono trovati dalla famiglia cristiana, che riaccompagna la sposa dai suoi genitori.

Una settimana dopo i due innamorati scappano di nuovo e riescono a trovare un rifugio sicuro per sei mesi. In seguito alla fuga Muhammad Sadiq e sua moglie Musarrat Bibi (genitori di Anam Naz) denunciano tutti i membri della famiglia di Farooq Masih per sequestro di persona verso una ragazza musulmana. La polizia irrompe in casa dei cristiani e arresta Yousaf Masih, fratello dello sposo. Per paura tutti gli altri membri della famiglia si nascondono. Intanto, il ragazzo sconta cinque mesi di prigione per un crimine che non ha commesso.

La prima settimana dello scorso giugno la famiglia di Anam Naz - con l'aiuto della polizia - cattura i due sposi nel villaggio di Mutthianwala. Tuttavia, una volta giunti alla stazione di polizia il commissario realizza che il certificato di matrimonio è valido e rilascia la coppia. "Sono legalmente sposati - riferisce ai genitori di lei - e non si può intraprendere alcuna azione giudiziaria contro di loro".

Secondo diversi attivisti per i diritti umani il problema è soprattutto di tipo culturale. "Per sposare una vedova musulmana - sottolinea ad AsiaNews Suneel Malik, attivista cristiano - un giovane cristiano si è convertito. Così facendo le ha restituito il rispetto della società, che di solito considera le vedove portatrici di disgrazia e sfortuna. Non dovrebbe esserci alcuna opposizione [al loro matrimonio] e la reazione della famiglia musulmana, con il rapimento della ragazzina, è intollerabile". Anche il ruolo della polizia, aggiunge, "è grottesco: sembra che la legge sia stata creata perché ne godano solo le persone ricche, mentre le minoranze e le comunità più emarginate non possono avere giustizia". 

 

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