27/09/2012, 00.00
PAKISTAN
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Faisalabad: 16enne cristiana violentata (a turno e per ore) da giovani musulmani

di Shafique Khokhar
Lo stupro nella casa di uno dei tre componenti del branco, tutti appartenenti a famiglie facoltose. Il fatto è avvenuto in pieno giorno; vane le urla disperate di aiuto della ragazza. Il padre ad AsiaNews: “nonostante la povertà, non accetto compromessi”. Vicario generale: “famiglia povera, ma ricca nella fede cattolica. Meritano giustizia”.

Faisalabad (AsiaNews) - Un nuovo caso di violenza sessuale di gruppo ai danni di una minorenne cristiana in Pakistan. Uno stupro avvenuto in pieno giorno, per ore, in un'abitazione privata dove tre giovani musulmani - tutti sotto i 30 anni - hanno abusato di una ragazzina indifesa. Una vicenda, sottolinea p. Bonnie Mendes ad AsiaNews, che testimonia "l'impotenza dei poveri in Pakistan", che traspare "in tutta la sua evidenza in vicende come quella della violenza sessuale ai danni di Shumaila", consumato il 20 settembre scorso, ma emerso solo ora dalle cronache. Una vicenda analoga a quella occorsa il 4 settembre - sempre a Faisalabad - quando un 60enne mercante musulmano ha stuprato una ragazzina cristiana di 10 anni. Episodi che confermano l'aumento di attacchi contro i minori nel Punjab, come testimonia una ricerca di Society for the Protection of the Rights of the Child (Sparc), relativa ai primi cinque mesi del 2012; nella provincia si sono registrati 122 casi di violazioni: fra questi, almeno 40 a sfondo sessuale, 14 omicidi, 22 rapimenti, 14 pene corporali, 6 matrimoni forzati e 13 morti per mancanza di cure mediche di base.

Shumaila Masih, originaria di Chak 226, a Samundari, nel distretto di Faisalabad (Punjab), è la più grande di quattro figli di una povera famiglia cristiana. La mattina del 20 settembre scorso la ragazza si è diretta verso la casa di un ricco musulmano, dove la madre lavora come domestica, per avvertirla della visita improvvisa di alcune persone. Nel tragitto ha incontrato tre giovani musulmani - Iftikhar Hussain 27 anni, Shahid Munir 30 anni e Muhammad Imran - che hanno cercato in un primo momento di convincerla ad andare con loro. Al rifiuto opposto, i tre l'hanno prelevata con la forza e rinchiusa nella casa di Iftikhar Hussain, violentandola a turno per ore. Il rapimento è avvenuto alle 11 del mattino, in piena luce, ma nessuno è intervenuto per salvare Shumaila, nonostante le urla disperate e le richieste di aiuto. Verso le 5 del pomeriggio il padre Manzoor Masih, assieme a due cugini, ha iniziato le ricerche della ragazza non vedendola a casa. Passando accanto alla casa ha udito le grida e ha fatto irruzione. Alla vista dell'uomo i tre giovani musulmani sono fuggiti, lasciando Shumaila nuda e dolorante sul letto.

Dietro denuncia del padre, la polizia ha aperto un fascicolo di inchiesta e ha arrestato due dei tre componenti del branco. L'ultimo, Shahid Munir, è tuttora latitante e le forze dell'ordine hanno avviato le ricerche per arrestarlo. Intanto da un rapporto medico emerge la conferma dello stupro di gruppo subito dalla ragazza, che si trova ora ospite della famiglia dello zio per motivi di sicurezza. Shumaila presenta estesi traumi fisici e psicologici, oltre che dolori e ferite che le impediscono persino di camminare con regolarità. Raggiunto da AsiaNews Manzoor Masih, 45enne padre della ragazza, giura che "nonostante la povertà, non scenderò mai a compromessi o accordi" con i violentatori della figlia. Egli auspica che questi elementi "vengano puniti in base alla legge", perché tutti capiscano che "non è ammissibile assaltare una qualsiasi giovane di un villaggio" solo perché si è più ricchi o potenti. "Queste persone sono mostri - conclude il genitore - e vanno puniti senza pietà"-

Sul fattore povertà insiste anche P. Bonnie Mendes, ex segretario esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e Pace (Ncjp) della Chiesa pakistana, sottolineando al contempo che la violenza è avvenuta "in pieno giorno" per mano di "ricchi giovanotti musulmani". La giovane "continua a soffrire" e non ottiene giustizia "pe la sua povertà". Fino a che gli strati più bassi e deboli della popolazione non si uniranno, aggiunge il sacerdote, "non potranno mai ambire a una scalata sociale". Gli fa eco p. Khalid Rasheed Asi, vicario generale della diocesi di Faisalabad, secondo cui "minoranze religiose ed emarginati sono facili bersagli di ricchi proprietari terrieri nelle aree rurali". "Conosco personalmente la vittima - aggiunge - perché sono stato parroco nella sua zona, si tratta di una famiglia molto povera, ma ricca nella fede cattolica. Meritano giustizia". 

 

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