05/10/2020, 10.43
VATICANO
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‘Fratelli tutti’, un riassunto di sette anni di pontificato di papa Francesco

di Bernardo Cervellera

Il tentativo del pontefice è quello di spingere tutti a una fraternità universale. Il perno è l’immagine del Buon Samaritano, che colpisce molte persone musulmane, buddiste, indù.  Il “sogno” e le proposte sull’Onu, il debito estero, la destinazione universale della proprietà privata, la fine del commercio delle armi.

Città del Vaticano (AsiaNews) - È impossibile sintetizzare in poche righe la lunga, articolata, analitica enciclica “Fratelli tutti” che papa Francesco ha firmato ad Assisi ed è stata resa pubblica proprio il giorno della festa del Poverello. Negli otto capitoli di cui il testo è composto – suddiviso in ben 287 paragrafi – c’è come un affresco degli abissi in cui è immersa l’umanità: divisioni, fame, soprusi, tratta, umiliazioni, razzismo, migrazioni, ingiustizie, emarginazioni, terrorismo, …

Forse si può parlare addirittura di un mosaico, le cui tessere descrivono come un “poliedro” (un’immagine che piace molto a papa Francesco) i lati oscuri e i possibili lati luminosi dell’umanità contemporanea. Da un certo punto di vista, l’enciclica è come una specie di riassunto di sette anni di pontificato e ricalca molti temi che il papa argentino ha affrontato in questi anni.

Il tentativo del pontefice è quello di spingere tutti a una fraternità universale, che superi gli odi, il dominio, ma anche il vuoto di tanti slogan umanitari. Egli dice che “pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà” (n. 6).

Il perno attorno a cui ruota questo richiamo alla fraternità e alla responsabilità è la parabola del Buon Samaritano, svolta nel secondo capitolo. In essa un uomo si prende cura di un debole di diversa religione, perde tempo con lui, paga di persona, include altri che lo aiutino (l’albergatore). Per il papa questo è il modello a cui ispirarsi, a qualunque religione o posizione politica si appartenga. Devo dire per esperienza, che la parabola del Buon Samaritano colpisce molte persone musulmane, buddiste, indù. Alcuni miei amici musulmani a Beirut si sono sentiti in dovere di aiutare dei cristiani le cui case sono crollate con l’esplosione del porto. Gruppi buddisti in Giappone si impegnano per sollevare la solitudine degli anziani; personalità indù lavorano ogni giorno a Calcutta, affianco alle suore di Madre Teresa (che papa Francesco definì “il buon Samaritano dei nostri giorni”).

Quello che il pontefice chiede non è uno slancio sentimentale e generoso, ma una vera conversione alla “verità” (una parola che va di pari passo con la “carità”, n. 184). Questa richiesta è fatta non tanto – o non solo - ai membri delle religioni che, avendo un’origine divina comune, sono più facili alla fraternità, ma al mondo dell’economia, che vive della dittatura del mercato senza etica (n. 109); della politica, che annega nel “nominalismo declamatorio” (n. 187); ai “Paesi forti” che dissanguano le culture dei Paesi poveri (n. 51). Nel testo vi è la condanna del “populismo”, tanto di moda oggi (nn. 155-segg); ma anche la condanna del “relativismo”, tanto amato dal “politicamente corretto” (nn. 206-segg).

Francesco esprime con urgenza questa richiesta perché “la terza guerra mondiale a pezzi” di cui lui ha spesso parlato, si sta diffondendo sempre di più, coinvolgendo sempre più Paesi: “Nel nostro mondo – egli dice - ormai non ci sono solo ‘pezzi’ di guerra in un Paese o nell’altro, ma si vive una ‘guerra mondiale a pezzi’, perché le sorti dei Paesi sono tra loro fortemente connesse nello scenario mondiale” (n. 259).

Un altro elemento che spinge all’urgenza è che le ideologie – e chi le gestisce - hanno abbandonato “ogni pudore”, scatenando oppressioni, invasioni, sequestri, violazioni ai diritti umani in modo sfacciato: “Quello che fino a pochi anni fa non si poteva dire di nessuno senza il rischio di perdere il rispetto del mondo intero, oggi si può esprimere nella maniera più cruda anche per alcune autorità politiche e rimanere impuniti” (n. 45).

Il “sogno” di papa Francesco, porta a suggerire che i diritti umani siano davvero universali (206-segg), e che ogni uomo possa vivere in un mondo senza frontiere (n. 124). Vi è anche la richiesta per una riforma dell’Onu, in cui anche le nazioni più povere contino alla pari con le altre (n. 173); un condono del debito estero dei Paesi più miseri (n. 126); un potenziamento della destinazione universale della proprietà privata (n. 123); la fine del commercio delle armi, soprattutto nucleari (n. 262). Tutto questo si basa su un impegno della comunità internazionale, ma è preparata e amplificata dall’impegno personale e di gruppo per una cultura del dialogo e della pace, che viene costruita con stile artigianale (n. 217).

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