19/09/2019, 08.41
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Fukushima, assolti i tre boss del nucleare

Il disastro nucleare del 2011 nell’impianto di Daiichi è secondo solo a Chernobyl. L’ex presidente ed i suoi vice erano incriminati per non aver attuato efficaci contromisure. I pubblici ministeri chiedevano per il trio una pena detentiva di cinque anni per la morte di 44 persone ed il ferimento di 13 impiegati.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Più di otto anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, stamane la Corte distrettuale di Tokyo ha prosciolto tre ex dirigenti (foto) della compagnia che gestisce l'impianto dall’accusa di negligenza professionale. Il loro era l’unico procedimento penale seguito al drammatico incidente, secondo solo a quello di Chernobyl nel 1986. Nel marzo 2011, sull’impianto di Daiichi gestito dalla Tokyo Electric Power Company Holdings Inc. (Tepco) si è abbattuto uno tsunami post-sismico che ha innescato la fusione di tre reattori. La disgrazia ha costretto alla fuga 160mila persone, molte delle quali non hanno mai più fatto ritorno alle proprie case.

Tsunehisa Katsumata, 79enne ex presidente della Tepco, ed i vicepresidenti Ichiro Takekuro (73 anni) e Sakae Muto (69), erano incriminati per non aver attuato efficaci contromisure allo tsunami. Secondo l’accusa, la loro negligenza ha provocato la morte di 44 persone, compresi i pazienti costretti all’evacuazione dal vicino ospedale. A questo si aggiungono le gravi lesioni subite da 13 impiegati nelle esplosioni di idrogeno avvenute nello stabilimento. I pubblici ministeri avevano chiesto per il trio una pena detentiva di cinque anni, sostenendo che gli imputati avrebbero evitato il disastro nucleare se avessero adempiuto alla responsabilità di raccogliere informazioni e mettere in atto misure di sicurezza.

Durante il processo, la difesa ha sostenuto che in base alla valutazione del governo – che gli ex dirigenti consideravano inaffidabili – i tre non avrebbero potuto prevedere onde di tsunami sulla scala di quelle che hanno colpito l'impianto; anche l'installazione di argini costieri non avrebbe impedito il disastro. Leggendo il verdetto, il giudice Kenichi Nagafuchi ha affermato: “Sarebbe impossibile far funzionare una centrale nucleare se gli operatori fossero obbligati a prevedere tutte le possibilità di uno tsunami e ad adottare le misure necessarie”.

In un comunicato diffuso poco dopo la sentenza, la Tepco dichiara che “ancora una volta offriamo le nostre più sincere scuse per aver causato grossi problemi e preoccupazioni a molte persone, comprese gli abitanti della prefettura di Fukushima. A partire dalla ricostruzione di Fukushima, stiamo mettendo in atto tutti gli sforzi necessari al fine di corrispondere un risarcimento per i danni relativi al disastro, i lavori di smantellamento e la decontaminazione”. La compagnia conclude aggiungendo che è decisa a rafforzare le misure di sicurezza nelle sue centrali nucleari.

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