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  • » 27/04/2017, 15.20

    EGITTO – VATICANO

    Gesuita indiano: il papa in Egitto farà storia. Una visita per la pace



    P. Bimal Kerketta vive in Egitto da 14 anni. Papa Francesco è un “uomo di pace, che ha resistito al terrore e all’estremismo con grande coraggio e saggezza”. “Il popolo egiziano lo ama perché nonostante gli attentati alle due chiese copte non ha rimandato il suo viaggio pastorale”.

    Minya (AsiaNews) – Il papa in Egitto “farà storia”; la sua visita ha un significato speciale perché vuole “rafforzare la cultura della pace e della coesistenza tra i seguaci delle due grandi religioni, musulmani e cristiani”; l’incontro con il patriarca copto ortodosso assume una valenza particolare dal momento che “i due grandi leader religiosi avranno un colloquio individuale” e affronteranno il tema del dialogo ecumenico. Lo afferma ad AsiaNews p. Bimal Kerketta, gesuita indiano residente da 14 anni a Minya, in Egitto, e preside della locale scuola media francese dei padri gesuiti. Egli parla delle aspettative che stanno accompagnando il viaggio apostolico che papa Francesco effettuerà nel Paese nordafricano i prossimi 28 e 29 aprile. Come già delineato da Francesco in un suo recente videomessaggio al popolo egiziano, p. Berketta evidenzia che quella del pontefice sarà una “visita per la pace”.

    Il gesuita dichiara che il papa è un “uomo di pace. Egli ha resistito al terrore e all’estremismo e con grande coraggio e saggezza ha deciso di portare avanti il suo piano. Ecco perché il popolo egiziano lo ama, perché nonostante le minacce e i tragici attentati alle due chiese copte [di Tanta e Alessandria, che nella Domenica delle Palme hanno fatto circa 50 morti e centinaia di feriti – ndr], egli ha accettato l’invito”, giunto dal presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, dal patriarca copto ortodosso Tawadros II e dal grande imam di Al Azhar Muhammad Ahmad al-Tayyeb.

    Secondo p. Berketta, la decisione di non rimandare la visita in Egitto “mostra quanta importanza abbiano per lui la pace e il popolo [egiziano]”. In questo modo, continua, “egli vuole affermare che la violenza non è la soluzione e va fermata”. Lo stesso sentimento, dichiara, è condiviso anche dalle “persone comuni, che oggi vogliono che nel Paese prevalga la pace”.

    L’Egitto è la culla “di un’antica cultura, di tradizioni culturali e bibliche antiche. Oggi invece è un Paese islamico a maggioranza sunnita, dove i cristiani rappresentano una minoranza”. In Medio Oriente segnato da divisioni e conflitti, “le persone sono alla ricerca di pace. Vogliono vivere in armonia l’un con l’altro”. Ed è proprio questo “messaggio di libertà religiosa” che le persone si aspettano dalla visita del pontefice.

    Tappe fondamentali del viaggio saranno gli incontri con sua santità Tawadros II e con il grande imam di Al Azhar. Con quest’ultimo ci si aspetta che papa Francesco “promuova il dialogo e una cultura della coesistenza pacifica tra islam e cristianesimo”. Con il patriarca copto ortodosso, “egli rafforzerà la spinta rivolta ai leader e agli intellettuali a percorrere la strada di una maggiore comprensione reciproca”.

    Infine, da gesuita, p. Berketta ritiene “che per noi il papa, nostro fratello, sarà grande fonte di ispirazione e di coraggio in terra d’Egitto. Abbiamo bisogno di pace, non violenza, comprensione, dialogo, capacità di ascoltarci in maniera reciproca a prescindere dalla religione che professiamo”. “Prima di tutto – conclude – siamo esseri umani che devono accettarsi l’un l’altro, a prescindere dal fatto che siamo musulmani o cristiani”.

    (Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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