11/08/2015, 00.00
GIAPPONE
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Giappone, a quattro anni da Fukushima, riattivata una centrale nucleare

Il disastro avvenuto nel 2011 spinse il governo a mettere un bando ai reattori, spenti del tutto nel settembre 2013. Il costo dell’energia e la necessità di far ripartire la produzione industriale dietro la decisione dell’esecutivo. In vigore “regole nuove e più severe”, che secondo il premier Abe “eviteranno che avvenga una nuova tragedia”. La Chiesa cattolica contraria: “Guardiamo in faccia i limiti, nostri e della scienza”.

Tokyo (AsiaNews) – Dopo più di quattro anni dal disastro di Fukushima, una compagnia elettrica di Sendai ha riattivato questa mattina un reattore nucleare. L’ultimo generatore di energia atomica aveva terminato le operazioni due anni fa, a seguito di una progressiva “denuclearizzazione” del Paese. Circa 200 persone, fra cui l’ex premier Naoto Kan, si sono riunite davanti all’impianto per protestare. Il governo, guidato oggi da Shinzo Abe, ha voluto invece rassicurare la popolazione: “Con le nuove e più severe regole in vigore – ha dichiarato il primo ministro in carica – non arriveremo mai neanche vicini a quello che è successo nel marzo 2011”.

La Utility Kyushu Electric Power ha acceso il reattore di Sendai alle 10.30 del mattino. La prima emissione di energia è prevista per il prossimo 14 agosto, mentre la piena capacità verrà raggiunta all’inizio di settembre 2015. Sempre in settembre è prevista la ripresa delle operazioni commerciali. Il presidente dell’Autorità di regolamentazione del nucleare, Shunichi Tanaka, ha dichiarato che l’autorizzazione è stata concessa dati gli elevatissimi standard di sicurezza impiegati nella centrale. Per implementarli sono stati spesi circa 100 milioni di dollari americani.

Il funzionario, in un’intervista al giornale Nikkei, ha aggiunto “Quello che è successo a Fukushima non si ripeterà. Le nuove regole sono talmente più severe che non si possono neanche comparare con quelle precedenti. Non possiamo parlare di sicurezza assoluta, ma ogni possibile crisi verrà messa sotto controllo ancora prima di avvicinarsi ai livelli pericolosi”.

L'11 marzo del 2011 un enorme terremoto ha scosso la costa orientale del Giappone, provocando uno tsunami devastante che ha costretto 470mila persone a evacuare le proprie case. Circa 16mila persone sono morte subito dopo la tragedia (oltre a migliaia di scomparsi), ma il numero delle vittime continua a salire per i danni alle centrali nucleari di Fukushima, che hanno causato una fuga di radiazioni letali. Secondo i dati del governo le vittime accertate sono 15.884: altri 2.636 sono "scomparsi", ma la polizia non ritiene possibile che siano ancora vivi. Tuttavia, fino al ritrovamento dei corpi rimarranno in questa categoria.

Subito dopo questa tragedia, l’opinione pubblica ha imposto al governo di chiudere tutti i reattori. All’epoca un quarto del fabbisogno energetico del Giappone proveniva dal nucleare a basso costo. Per cercare di limitare i danni economici, Tokyo ha mantenuto alcune centrali attive fino al settembre 2013. Alla chiusura delle ultime due, i costi per l’energia sono schizzati e l’attività industriale ne ha risentito. A questo si è aggiunta una svalutazione dello yen, che ha gettato il Sol Levante in recessione.

Secondo gli esperti, i benefici della ripresa delle operazioni nucleari si vedranno fra circa sei mesi. Ma l’opinione pubblica sembra comunque compatta contro la decisione. Parlando ai manifestanti riuniti questa mattina a Sendai, l’ex premier Naoto Kan (in carica nel 2011) ha detto: “Non abbiamo bisogno di centrali nucleari. Il disastro di Fukushima ha smascherato il mito dell’energia pulita, sicura e a poco prezzo, che si è rivelata pericolosa e carissima”.

Anche la Chiesa cattolica è compatta contro questa scelta. I vescovi hanno chiesto in più occasioni al governo di trovare delle alternative ai reattori, e in una riflessione pubblicata su AsiaNews il vescovo di Niigata mons. Tarcisio Isao Kikuchi ha sottolineato come “la secolarizzazione del Paese e il mito della scienza onnipotente hanno cancellato Dio dalla coscienza pubblica, facendoci chiudere gli occhi sui nostri limiti soprattutto nel campo del nucleare”. 

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