22/03/2018, 14.51
PALESTINA-UNIONE EUROPEA
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Giornata mondiale dell’acqua: a Gaza acqua inquinata al 97%. Un progetto europeo

A Gaza l’80% dei bambini sotto i tre anni soffre di malattie intestinali. Il progetto discusso a Bruxelles con Paesi e agenzie. Israele promette di non intralciare la costruzione. Costerà circa 563 milioni di euro. Ong israeliana: il progetto è benvenuto, ma non basta, serve interrompere il blocco israeliano. 

Gerusalemme (AsiaNews) – Un investimento di 456 milioni di euro per riportare acqua potabile a Gaza, quasi del tutto inquinata. È quanto promesso da una conferenza di Paesi e di agenzie che si è riunita due giorni fa a Bruxelles, sotto l’egida dell’Unione Europea, per la costruzione di un nuovo impianto di desalinizzazione dell’acqua.

Oggi, in uno studio rilasciato nell’ambito della Giornata mondiale dell’acqua, le autorità palestinesi hanno lanciato l’allarme che nella Striscia di Gaza il 97% dell’acqua è inquinata e non raggiunge i criteri indicati dall’Organizzazione mondiale per la sanità. Anche fonti israeliane confermano che l’acqua di Gaza non è potabile al 95%. Da settimane, centinaia di migliaia di metri cubi di fognature si riversano nell’acqua del mar Mediterraneo, aggravando la situazione sanitaria: secondo Al Mezan Centre for Human Rights, il tasso di bambini sotto i tre anni afflitti da malattie intestinali è dell’80%.

Queste sono le ragioni che hanno condotto un forum di Paesi e di agenzie a destinare quasi mezzo miliardo di euro per la costruzione di un impianto di desalinizzazione, il cui costo è stimato intorno ai 563 milioni di euro. Dell’ammontare investito, 77 milioni provengono dai Paesi europei, e il resto da agenzie e altri Paesi, fra cui la Turchia. Nel progetto è inclusa la ristrutturazione dei condotti e delle strutture di stoccaggio dell’acqua, oltre che pannelli solari per produrre l’energia elettrica per il funzionamento. La decisione ha trovato l’appoggio di Israele, presente alla conferenza con due rappresentanti, che assicura il proprio impegno a non intralciare il progetto e a permettere l’ingresso degli strumenti e materiali necessari alla costruzione.

Consultata da AsiaNews, l’ong israeliana Physicians for Human Rights – Israel, che nella Striscia di Gaza è operativa con una clinica mobile, commenta: “Ogni iniziativa per la costruzione di infrastrutture a Gaza è benvenuta, ma dobbiamo ricordare che questo è solo uno di una lunga lista di passi che servono per risolvere l’acuta crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Il blocco israeliano di Gaza colpisce la salute e la qualità della vita dei suoi residenti. Il diritto all’acqua è uno dei molti aspetti sociali che definiscono la salute, e quindi il nuovo impianto di desalinizzazione non è sufficiente, ma deve essere accompagnato da un’immediata e completa fine del blocco israeliano e l’assicurazione del giusto movimento dei pazienti, dei team medici, della strumentazione medica e delle medicine da e verso Gaza, insieme a un completo impegno della comunità internazionale alla ripresa di Gaza”.

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