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    » 19/06/2012, 00.00

    EGITTO

    Giovani egiziani: lo scontro fra esercito e Fratelli musulmani uccide la democrazia



    Gli islamisti scendono in piazza contro l'esercito accusato di colpo di Stato. Cresce l'ipotesi di uno scontro aperto fra militari e partiti islamici dopo le elezioni presidenziali. Giovane attivista copta: la guerra fra le due fazioni non riguarda i ragazzi di piazza Tahrir che si battono ancora per democrazia, libertà religiosa e diritti umani.

    Il Cairo (AsiaNews) - La lotta in corso fra il Consiglio supremo dei militari e i Fratelli musulmani infiamma l'Egitto post-Mubarak. Dallo scorso 17 giugno centinaia di deputati islamisti protestano davanti alla sede del parlamento, sciolto poco prima delle elezioni presidenziali, gridando slogan contro i militari accusati di colpo di Stato. In attesa dei risultati delle votazioni, i leader del Partito giustizia e libertà (Fratelli musulmani) si sono fatti baluardo della difesa dei valori della democrazia contro lo strapotere dei militari e ieri hanno annunciato nuove manifestazioni oceaniche simili a quelle che nel 2011 hanno causato la caduta di Mubarak. Ma secondo Riham Ramzy, giovane copta cattolica e attivista per i diritti delle donne, i militari e gli islamisti hanno a cuore solo i propri interessi e non il futuro democratico del Paese.

    "Tutta la popolazione egiziana - afferma - è contro il nuovo documento costituzionale che è un attentato alla democrazia: limita i poteri del presidente e dà all'esercito la facoltà di nominare i membri della futura Assemblea. Ma allo stesso tempo la gente ha paura dei Fratelli musulmani, che come i militari hanno marginalizzato tutte le forze politiche avversarie, limitando anche la voce delle famiglie dei martiri di piazza Tahrir".  

    L'ardore rivoluzionario,  che sembrava così contagioso nei giorni della caduta del raìs, è scemato di fronte alla scelta fra continuare con il regime militare, oppure lanciarsi nell'incognita degli islamisti.  "In questa situazione - dice Riham - noi siamo schiacciati fra le due fazioni: militari-islamisti. Entrambi sono contro gli stessi valori per cui centinaia di noi si sono sacrificati". La giovane nota che la rivoluzione dei ragazzi di piazza Tahrir è stata chiara fin dall'inizio, presentandosi come una lotta per la democrazia, in difesa di diritti umani e libertà religiosa, rifiutando qualsiasi interferenza di natura militare o religiosa.

    Le manifestazioni di dissenso degli islamisti e le migliaia di soldati schierati a guardia del parlamento e dei vari ministeri lasciano intuire un prossimo scontro fra Fratelli musulmani, salafiti ed esercito. "La maggioranza dei movimenti di piazza Tahirir  - sottolinea Riham - vuole restare fuori da questa guerra, che non sentiamo come nostra. Molte persone pensano che la democrazia non sia scomparsa del tutto e che valga la pena di lottare per essa". "Forse - conclude - la soluzione migliore è sperare nella vittoria dei Fratelli musulmani alle presidenziali, per avere almeno un autorità civile che contrasti il potere esecutivo diretto dai militari. In questo modo si eviterebbe la presa di potere assoluto di una delle due fazioni, ma non sarebbe comunque democrazia". 

    I risultati delle elezioni presidenziali tenutesi dal 15 al 16 giugno saranno comunicati il prossimo 21 giugno. Al momento entrambi i candidati, Ahmed Shafiq, (ex primo ministro del governo Mubarak) e Mohammed Morsy (Fratelli musulmani) si sono dichiarati vincitori con il 52% delle preferenze.  (S.C.)

     

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