26 Maggio 2012 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook         

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Newsletter




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME


Voli Low Cost Roma
Voli Milano




mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato

invia ad un amico visualizza per la stampa


» 07/02/2012 13:30
SIRIA - UE
Gregorio III Laham: Appello all’Europa per un compromesso in Siria
di Fady Noun
Il patriarca melchita di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme teme che il suo Paese sia diventato ostaggio di un gioco di influenze fra Stati Uniti e Russia, e chiede all’Europa del “mare nostrum” di assumere l’iniziativa che possa evitare il flagello della guerra civile.

Beirut (AsiaNews) – AsiaNews ha intervistato Gregorio III Laham, Patriarca cattolico di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti sulla crisi siriana e suoi possibili sviluppi anche per quanto riguarda le comunità cristiane del Paese.

Il flagello della guerra civile si è abbattuto sulla Siria. Come sfuggire a questa maledizione, a questa discesa all’inferno? Alcuni pensano che un regime che essi giudicano cinico e crudele non possa cambiare, e debba essere spezzato. Non credono alla possibilità di un cambiamento dall’interno, neanche obbligato dall’emergere di una forza militare che equilibri quella del regime, o dalle pressioni economiche e diplomatiche, o dalle sanzioni internazionali. Altri, anche all’interno della Siria - per esempio personalità dell’opposizione o capi religiosi - non perdono la speranza di un cambiamento interno, pur coscienti della sua difficoltà, vista la struttura attuale del Partito unico. Da uomo di pace, il patriarca Gregorio III fa parte di quelli che non si lasciano cader le braccia. Da vari mesi non smette di fare appello ai responsabili arabi affinché si mettano all’ascolto dei loro popoli. Questi appelli sono stati costanti, in particolare per due dei Paesi del territorio patriarcale, l’Egitto e la Siria. In quest’ultimo Paese, la sua patria, pensa che un cambiamento sia ancora possibile, soprattutto se l’Europa interviene. Per lui non c’è molto da aspettarsi dagli Stati Uniti; ma l’Europa, l’Europa del Mare nostrum può fare ancora molto a favore di un compromesso che risparmi alla Siria gli orrori della violenza cieca e della guerra civile. Il patriarca che chiama al dialogo “tutti i partiti in Siria, e fuori della Siria” vede il suo Paese diventare ostaggio di una “lotta di influenze” fra Stati Uniti e Russia.
Il patriarca greco-cattolico ci riceve nella sede patriarcale di Raboué alla vigilia della riunione annuale del Sinodo della sua Chiesa (6-8 febbraio) che deve fra l’altro provvedere a tre sedi episcopali vacanti, di cui due proprio in Siria.

Che cosa pensa esattamente Gregorio III di ciò che accade nel suo Paese? Pensa che si tratti di un complotto, tesi ufficiale del regime, o di una rivoluzione?
Senza voler criticare la Siria, vorrei dire che non amo il termine ‘complotto’. Per me è un segno di debolezza. E’ come dire che intorno a voi non ci sono che nemici. Ma si può parlare d’altronde di rivoluzione? Quello che sta accadendo non è specifico della Siria solamente. Penso che i Paesi arabi siano entrati in un fenomeno di rivoluzione, senza che si possa parlare di una vera rivoluzione. In generale, una rivoluzione è qualche cosa che si prepara. Descriverei piuttosto ciò che accade come il risultato di un cumulo di frustrazioni. Ma la politica vi si mescolata, e ha falsato tutto.

Senza cercare di difendere ciecamente il regime, lei si stupisce di come si tenti di trascinare la Chiesa in Siria nella campagna che mira ad affondare il sistema. Rimprovera l’Europa di spingere alla violenza, più che alla ricerca di un compromesso politico…
L’ho detto al Times, qualche giorno fa. Non pensate a cambiare il regime, ma aiutate il regime a cambiare. Credo che sia questa la giusta visione delle cose. E per questo la Chiesa è là, e ha fatto molto.

Anche Assad vuole il cambiamento… Ma è realistico chiedere al Baath di cambiare ?
Certo. Non guardate al passato. Il passato è passato. Impariamo dalla guerra in Libano. Quindici anni di guerra, perché? E’ una lezione per tutti noi. D’altronde, guardiamo le cose in faccia. Bisogna guardare al di là di ciò che accade in Siria. Siamo davanti ad arsenali considerevoli. E’ ragionevole, in un caso come questo, gridare ‘alle armi!’ ? Comunque, la Chiesa non può farlo, non chiedetele di svolgere un ruolo che non è il suo. Credo che la Siria, dopo undici mesi di questa esperienza, non sarà più la stessa. Credo che ci sarà un cambiamento di base, e credo che anche il presidente Bashar al-Assad lo voglia.

La crisi siriana sembra sfuggire ai suoi protagonisti…
Si ha l’impressione che la situazione non sia più nelle mani della Siria, ma di assistere a una lotta di influenze fra Stati Uniti e Russia. Siamo entrati in una fase di servaggio politico. Tutto è centrato sul Consiglio di sicurezza e sul veto russo.

Ha paura per i cristiani di Siria ?
La Siria ha sempre avuto la più bassa percentuale di emigrazione nel mondo arabo. E’ significativo. E’ dovuto al fatto che il regime è veramente laico. E’ l’avvenire. Certo, ci sono delle partenze motivate dalla paura, ma non è l’esodo. Tutto ciò che posso dire è : non abbiate paura. Come cristiano non mi sento un bersaglio di nessun gruppo, neanche dei salafiti. In Egitto la situazione è differente. Non dico che non ci saranno dei gesti estremi, ma noi facciamo nostre le parole di Atenagora: non ho paura, perché mi sono disarmato. Bisogna porre il problema in termini sociali. Parlare come cittadini siriani, non come cristiani. Il problema non è religioso, anche se c’è chi introduce nella sua analisi questo elemento. E’ falso. Ai deputati europei che si trovavano in Libano per un colloquio sui cristiani d’oriente, a Kaslik, nel novembre 2011, ho detto: venite non per l’avvenire dei cristiani, ma per l’avvenire di questo mondo. Per noi, non è il momento di chiedere i nostri diritti, ma di riscoprire la nostra missione in un mondo arabo che vive una nuova nascita. Predicare la pace, la legalità, la giustizia è la nostra maniera di accompagnare gli avvenimenti, sia all’interno che all’esterno.

Si rimprovera alla Chiesa di restare in una zona grigia, di non denunciare le gravi violazioni dei diritti umani..
Non è vero. Ho fatto appello alla fine della violenza in ogni mia dichiarazione. Ma non sono né un politico, né un agente della sicurezza, né un giornalista. Non posso entrare nei dettagli. Non ne ho né i mezzi, né la volontà. La Chiesa non può dare soluzioni, ma solamente orientare. D’altronde agisce attraverso canali che non sono pubblici”.

Lei ha denunciato “le esagerazioni” e la “disinformazione” di cui vede tracce nella stampa.
Siamo in una vera guerra moderna, i media sono diventati “dispotici” e svolgono un ruolo “distruttivo”.

E per quanto riguarda i bilanci quotidiani di vittime che appaiono sui media?
Non ho risposte, ma dico che ci sono falsificazioni da entrambe le parti, e anche da parte dell’Europa. Tutto è politicizzato; e in quel senso sì, c’è un complotto. Penso che la parola d’ordine del momento sia: bisogna distruggere Cartagine. E non capisco come un’Europa che si è risollevata da una guerra mondiale che ha fatto 50 milioni di morti possa sostenere una parte contro l’altra, mentre avrebbe i mezzi per fermarla”.

Ma il presidente siriano è pronto a riconoscere, come interlocutori legittimi, quelli che lo combattono? E la Lega araba non ha cercato di aiutarlo a fare questo passo, mandando osservatori in Siria e chiedendo al capo dello Stato siriano di ritirare i carri armati dalle città? E lui non ha chiaramente scelto la soluzione di forza? Per Gregorio III l’Europa e la Russia possono ancora convincerlo a dare prova di flessibilità e di apertura?
Torno a quello che ho già detto. Non sono un politico. In politica, non si può mai dire. Ma io so che il sangue versato da chiunque è il sangue di mio fratello. E aggiungo che ci si appassiona per la Siria, ma si dimentica Israele, e la causa palestinese. Ho inviato una lettera a tutti i responsabili europei, il 2 aprile del 2011, in cui chiedo una soluzione per il conflitto palestinese, perché, risolvendo questo conflitto, si risolverebbero la metà dei problemi del mondo arabo. Ora, dopo 63 anni di crisi, il conflitto israelo-palestinese non ha ancora una soluzione. Perché, nel settembre scorso, non si è riconosciuto lo Stato palestinese all’Onu? E’ una capitolazione. E’ indegno del mondo.

invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
15/03/2012 SIRIA
Damasco, un anno di rivolte. I cristiani nel Paese diviso
di Nabil Hourani*
03/08/2011 SIRIA
Rivolta in Siria: le violenze non fermano il popolo assetato di libertà e dignità
di Samir Khalil Samir
12/03/2012 TURCHIA - SIRIA
Davutoglu e Bartolomeo I: i cristiani fra Turchia e Siria
di NAT da Polis
25/02/2012 SIRIA
Dagli "Amici della Siria" armi ai ribelli e maggiori sanzioni contro Assad
09/01/2012 SIRIA
Una religiosa denuncia: In Siria, la guerra delle bugie
di Fady Noun

In evidenza
CINA - VATICANO
Sheshan, migliaia di pellegrini per la Giornata di preghiera voluta dal papa
di Jian MeiP. Taddeo Ma Daqin, vicario generale della diocesi di Shanghai, ha presieduto la messa con 40 sacerdoti. Fedeli di altre diocesi ostacolati dalla pesante sorveglianza di poliziotti in borghese. In Hebei arrestati un sacerdote e un seminarista della Chiesa clandestina. È morto mons. Paolo Li Yi, vescovo di Luan (Changzhi, Shanxi).
VATICANO - CINA
"Porta Fidei": la Lettera apostolica del Papa per l'Anno della fede ora anche in cineseUno strumento per rinnovare "la gioia" e "l'entusiasmo dell'incontro con Cristo", a pochi giorni dalla Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina (24 maggio). La Giornata e la "Porta Fidei" sottolineano l'importanza di comprendere la fede e di testimoniarla in pubblico, in unità col papa.
VATICANO
Papa: i cattolici cinesi siano fedeli alla Chiesa e vivano con coerenza la loro fedeAl Regina Caeli Benedetto XVI dice che con l'Ascensione Gesù "non si è allontanato da noi". Un ricordo per le vittime dell'attentato alla scuola di Brindisi e del terremoto in Emilia. Un incoraggiamento per il Movimento per la vita.

Dossier

by Gheddo P. Fazzini G.
pp. 336
by Buono Giuseppe, Pelosi Patrizia
pp. 432
by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
by Lazzarotto Angelo S.
pp. 528
by Bernardo Cervellera
pp. 240
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate