09 Dicembre 2016
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est

  • mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato


    » 04/09/2015, 00.00

    SIRIA

    Gregorio III Laham: Ai giovani del Medio oriente serve pace, chiave per il futuro



    Il patriarca melchita ricorda che per evitare tragedie come quella del piccolo Aylan è necessario fermare le guerre nella regione. Non servono politiche di accoglienza, ma pace e convivenza. Ai giovani cristiani conferma la vicinanza della Chiesa in patria e all’estero. Piccoli progetti di microcredito per aiutare le famiglie a ricostruire una vita.

    Damasco (AsiaNews) - “Tutto il mondo ha visto la foto del bambino curdo siriano” morto sulle spiagge della città turca di Bodrum, e “a questo proposito voglio lanciare un appello: per evitare simili tragedie il punto è fare la pace, garantire la salvezza e il futuro del Medio oriente”. È un appello accorato e lucido quello che il Patriarca melchita Gregorio III Laham consegna ad AsiaNews, mentre il mondo guarda ancora con dolore e commozione alla foto del piccolo Aylan, simbolo di questo terribile conflitto che da quattro anni insanguina il Paese. Ai governi occidentali e all’Europa, prosegue, “dico che il punto centrale non è accogliere e ospitare i profughi, ma è fermare il conflitto alle radici. Tutti devono essere coinvolti, dall’Occidente alle nazioni arabe, dalla Russia agli Stati Uniti. Questo è ciò che aspettiamo, la pace… Non parole sui migranti e discorsi sull’accoglienza. Mai più la guerra”.

    In questi giorni il patriarca melchita di origini siriane ha inviato una lettera ai giovani cristiani, chiedendo loro di fermare lo “tsunami” dell’emigrazione, che rischia di svuotare il Paese della presenza cristiana. Una ondata migratoria che investe la Siria, come il Libano e l’Iraq e che la guerra e le violenze dei movimenti jihadisti - fra cui lo Stato islamico - hanno contribuito ad accelerare. 

    Secondo le ultime informazioni, dal 2011 almeno 450mila degli 1,7 milioni di cristiani siriani hanno abbandonato le loro zone di origine. Ora vivono all’estero o sono considerati rifugiati interni al loro stesso Paese. Nel vicino Iraq la popolazione è scesa da un milione a meno di 300mila nell’ultimo decennio, e continua a scendere. 

    Ad AsiaNews il patriarca melchita racconta di aver scritto la lettera per dire ai giovani siriani “che siamo interessati a loro, siamo interessati alla loro fede, alla loro vita, alla loro educazione, alle loro tradizioni e al loro futuro”. “Noi vogliamo che rimangano - aggiunge - e prenderci cura di loro, ma al tempo stesso vogliamo star loro vicino anche se decidono di andarsene. E fondare nuove parrocchie nei luoghi della diaspora, dove questi giovani trovano rifugio”. 

    Gregorio III Laham parla di “pena spirituale e affetto” verso le nuove generazioni, il futuro della Chiesa perché “una Chiesa senza gioventù non è viva”. Egli chiarisce che “non vogliamo proibire loro di andare via, ma diciamo anche di avere pazienza e fiducia, e se partite noi vi siamo vicini”. 

    I terroristi distruggono ogni germoglio della società civile, partendo dalle scuole e dagli istituti educativi. “Solo qui, in Siria - conferma il patriarca - sono state distrutte almeno 20mila scuole. E senza istruzione, questi bambini la cui infanzia è stata negata saranno i futuri terroristi, i nuovi membri di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico]… Questo è il dramma più grande”. Per questo la sfida di noi cristiani, avverte, è quella di “continuare a essere presenti nella regione, anche se il cristianesimo è un bersaglio, per proseguire l’opera di dialogo con i musulmani. Senza i cristiani ci sarebbe un vero e proprio shock di civiltà”. 

    Per garantire la vita e il futuro della comunità, la Chiesa siriana si è attivata per sostenere piccole iniziative con la modalità del microcredito. Vi sono a disposizione circa 50mila dollari, che vengono suddivisi in piccole somme a sostegno di progetti mirati. “Realizzare candele, preparare il cibo in casa, costruire un forno per la produzione di pane - conclude il patriarca melchita - sono alcune fra le varie proposte. E poi vogliamo aiutare le famiglie che tornano nei villaggi un tempo distrutti e ora in pace, dando loro almeno una stanza in cui ricominciare a vivere, riprendere a poco a poco il percorso dove era stato interrotto”. 

    Dal marzo 2011, data di inizio degli scontri fra il governo Assad e una multiforme coalizione di oppositori, sono decedute 240.381 persone. Il 9 giugno scorso la conta era arrivata a 230.618. I bambini che hanno perso la vita sono stati 11.964, mentre i civili arrivano a 71.781. Un terzo del totale delle vittime erano soldati dell’esercito che combatte per Assad, ovvero 88.616 unità: di questi, 50.570 erano soldati regolari e il resto combattenti alleati. Gli sfollati, secondo i dati delle Nazioni Unite, sono circa 10 milioni. Almeno 4 milioni hanno scelto le nazioni confinanti – Turchia, Libano, Giordania e Iraq – mentre altri 150mila hanno chiesto asilo all’Unione Europea. Gli altri 6,5 milioni sono invece sfollati interni, persone che hanno dovuto abbandonare tutto ma hanno scelto di rimanere nel Paese.(DS) 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    30/01/2016 09:14:00 IRAQ
    Mar Sako, tre anni da patriarca: unità e servizio per il futuro della Chiesa in Iraq

    Il patriarca caldeo pubblica una lettera pastorale nel terzo anniversario dall’elezione. Il primate della Chiesa irakena sottolinea gli obiettivi raggiunti e traccia le sfide per il futuro. Nell’Anno della misericordia l’esigenza di perdonare ed essere perdonati. Una leadership politica cristiana forte per difendere i diritti della comunità.



    05/04/2016 14:26:00 IRAQ
    Patriarcato caldeo: Politici cristiani al governo

    È quanto chiedono i prelati irakeni al termine dell’incontro di oggi a Erbil "per un Iraq plurale e pluralista". Il patriarca Sako e i vescovi plaudono per le recenti vittorie militari contro lo Stato islamico e auspicano il ritorno dei cristiani nelle loro terre. Servono misure urgenti in tema di economia e lavoro, per vincere la povertà. Preoccupazione per la corruzione in ambito politico, finanziario e istituzionale. 



    11/04/2016 10:33:00 IRAQ
    Patriarca Sako: La Chiesa irakena ha bisogno dei giovani, coraggiosi testimoni di fede

    Almeno 350 fra ragazzi e ragazze hanno partecipato all’incontro con il leader della Chiesa caldea. Sua beatitudine ha ricordato la scelta della vita consacrata e invitato le nuove generazioni a rispondere ai bisogni di una realtà sofferente. Vertici del patriarcato contro la tratta dei profughi cristiani. Liberare i territori per permettere il rientro degli sfollati.



    29/08/2014 IRAQ - SIRIA
    Dalla Siria all’Iraq, nuovi orrori (e decapitazioni) delle milizie dello Stato islamico
    Durante la presa della base aerea di Raqqa gli islamisti hanno catturato e ucciso decine di soldati dell’esercito di Damasco. Nell’altura del Golan sequestrati Caschi blu: l’Onu chiede il rilascio immediato. In Iraq i jihadisti hanno decapitato un combattente curdo, minacce ai leader della regione autonoma.

    20/11/2014 AUSTRIA - IRAQ
    Patriarca di Baghdad ai leader musulmani: Troppi silenzi sullo Stato islamico, un nazismo in nome dell'islam
    Intervenendo a una conferenza interreligiosa promossa da un istituto saudita, Mar Sako descrive un Medio oriente “ferito”. Prioritario liberare Mosul e la piana di Ninive per consentire il rientro degli sfollati, cristiani e non, costretti a sopravvivere in condizioni drammatiche. Il silenzio dei leader musulmani alimenta le violenze jihadiste, serve una netta condanna.



    In evidenza

    IRAQ
    Parroco di Amadiya: profughi cristiani di Mosul, fra l’emergenza aiuti e l’attesa del rientro

    P. Samir Youssef

    In una lettera p. Samir Youssef racconta la situazione dei rifugiati, da oltre due anni lontani dalle loro case. Si segue con attenzione l’offensiva, anche se case e chiese “sono in gran parte” bruciate o distrutte. Con l’arrivo dell’inverno servono cherosene, vestiti, cibo e denaro per pagare il trasporto degli studenti. Un appello per continuare a sostenere la campagna di AsiaNews.


    IRAQ
    “Adotta un cristiano di Mosul”: il dono di Natale per attraversare l’inverno

    Bernardo Cervellera

    Le nuove ondate di profughi, con l’avanzata dell’esercito verso la Piana di Ninive e Mosul rischiano di far dimenticare i rifugiati che da due anni hanno trovato ospitalità nel Kurdistan. C’è bisogno di cherosene, vestiti per l’inverno, aiuti per i bambini, soldi per gli affitti. La campagna lanciata da AsiaNews due anni fa è più urgente che mai. Rinunciare a un dono superfluo per offrire loro un dono essenziale per vivere.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®