25/06/2014, 00.00
HONG KONG - CINA
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Hong Kong, il referendum "è un grido di libertà del popolo che Pechino non può ignorare"

Le firme della consultazione si avvicinano al milione, in attesa della nuova tornata del 29 giugno. Il governo del Territorio mobilita 4mila agenti di polizia per una "esercitazione" in cui si simula lo sgombero di Occupy Central. Una fonte cattolica di AsiaNews: "Non tutti i votanti appoggiano il movimento di protesta, ma hanno voluto sfruttare l'occasione di poter esprimere la propria opinione sul futuro politico".

Hong Kong (AsiaNews) - Il referendum sulle riforme democratiche lanciato dal movimento Occupy Central "è un grido di libertà da parte della popolazione di Hong Kong, che Pechino non può ignorare. Un grido che tra l'altro è scaturito, in molte persone, dopo la pubblicazione del 'Libro bianco' da parte del governo cinese, un testo che dice chiaramente che il Territorio deve rimanere sotto il tallone della Cina continentale nonostante le promesse di democrazia". Lo dice ad AsiaNews una fonte cattolica di Hong Kong che preferisce rimanere anonima.

Lanciato alle 12 dello scorso 20 giugno, il referendum non ufficiale sulla democrazia dopo poche ore aveva già raccolto oltre 200mila voti: gli organizzatori pensavano che l'adesione di almeno 100mila persone sarebbe stato già un buon risultato. Oggi, fonti del comitato parlano di "quasi 1 milione di voti". La consultazione chiede ai cittadini di esprimere il loro parere su quale sia il modo migliore per eleggere il prossimo capo dell'esecutivo nel 2017: se in modo diretto, con suffragio universale come richiesto dai gruppi democratici, oppure attraverso un comitato di rappresentanti, come invece avviene oggi, dove una parte di loro e nominata dall'alto (dal governo e da Pechino).

La votazione - secondo gli stessi organizzatori - ha solo valore dimostrativo, per conoscere il pensiero della popolazione. Il referendum si doveva tenere solo per due giorni (20-22 giugno), ma un attacco di hacker al server di Occupy Central - definito dalle stesse autorità "il più sofisticato e potente mai avvenuto sul territorio" - ha reso necessario prolungare il voto fino al 29. Il card. Joseph Zen, vescovo emerito, ha concluso lo scorso 20 giugno una  marcia di 84 km in decine di distretti di Hong Kong per spingere i cittadini a partecipare al referendum. Anche il card. John Tong, il vescovo attuale della diocesi, sostiene il diritto della popolazione ad esprimersi sulla democrazia.

La reazione cinese non si è fatta attendere: i maggiori imprenditori della finanza e dell'economia di Hong Kong hanno predetto "disastri" in caso di elezione diretta del capo dell'esecutivo e hanno "avvertito" la popolazione che il tenore di vita "potrebbe crollare". Inoltre, questa mattina le autorità hanno dato il via alla maggiore esercitazione di polizia mai vista negli ultimi decenni: oltre 4mila agenti impegnati a simulare lo sgombero di Occupy Central.

Secondo la fonte di AsiaNews "questa reazione era attesa, e comunque non è unanime. Anche nelle banche di Hong Kong c'è chi paragona Occupy Central con quello che accade nel resto del mondo: alcuni finanzieri hanno dichiarato che il movimento non distruggerà Hong Kong più di quanto abbia distrutto Londra o New York".

La grande affluenza di voti, conclude, "non va confusa con un'approvazione in toto del movimento, che rimane un'opzione non da tutti apprezzata. La gente ha voluto votare perché ha visto nel referendum una opportunità per poter scegliere il proprio destino. È stato un urlo per la democrazia e la libertà".

 

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