03/10/2014, 00.00
HONG KONG - CINA
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Hong Kong, la protesta in stallo: attesi i colloqui fra studenti e governo

Dopo il rifiuto di dimettersi da parte del Capo dell'Esecutivo, i manifestanti aspettano l'incontro con la Segretaria generale Carrie Lam. Una fonte cattolica: "Le decisioni prese a Pechino non cambieranno, hanno cercato un modo per salvare tutti la faccia".

Hong Kong (AsiaNews) - Dopo cinque giorni di tensione altissima, nelle strade del cuore finanziario e politico di Hong Kong sembra essere tornata la calma. Le dimostrazioni indette dalla Federazione degli studenti, affiancata dal movimento democratico Occupy Central, sono in stallo in attesa che inizino i colloqui fra i rappresentanti del gruppo e Carrie Lam, Segretaria generale del governo locale. L'apertura del canale di dialogo è stata annunciata ieri sera dal Capo dell'Esecutivo, Leung Chun-ying, che al contempo ha rifiutato di presentare le proprie dimissioni.

La popolazione ha deciso di scendere per le strade lo scorso 29 settembre, dopo la repressione violenta operata dalla polizia contro gli studenti inermi. Una fonte di AsiaNews ha sottolineato come proprio questa repressione abbia scosso gli animi dei cittadini, trasformandosi di fatto in un "boomerang contro il governo". Nel corso delle dimostrazioni continue, i manifestanti hanno chiesto un nuovo accordo con la Cina continentale per la riforma elettorale del Territorio. Quella presentata da Pechino infatti è stata definita "una farsa", che "nega di fatto la democrazia" alla popolazione.

Dall'inizio delle manifestazioni, la posizione della Cina continentale non è mai cambiata. In un primo momento i media di Stato hanno cercato di ignorare gli avvenimenti di Hong Kong oscurando internet e non parlando del movimento democratico sugli organi di informazione. Quando la protesta è divenuta virale, ha scelto di sostenere Leung e ha ricordato che "non ci si deve immischiare" negli affari interni al Paese.

Parlando con AsiaNews, una fonte cattolica locale spiega: "Il compromesso raggiunto riapre la porta del dialogo e allontana il rischio di una repressione violenta, e questo è di per sé un buon risultato. Le richieste di dimissioni non porteranno a nulla: Leung non può cambiare le cose che hanno deciso a Pechino e non può dimettersi: in che modo si eleggerebbe il prossimo Capo dell'Esecutivo? E il vuoto di potere creato dalla caduta del governo, come verrebbe gestito? Il governo centrale non lo permetterebbe mai".

Certo, aggiunge la fonte, "il margine di trattativa offerto ai manifestanti è veramente minimo. Però è importante il gesto, dialogico, che di fatto permette a entrambe le parti di salvare la faccia. Il punto critico è che questa offerta da parte del governo locale doveva avvenire prima; non prima delle proteste, ma prima della presentazione della riforma scritta da Pechino". 

 

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