02/11/2006, 00.00
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I vescovi condannano la "confusione" che regna in Libano

di Youssef Hourany

Espresso riferimento alle dichiarazioni di Lahoud contro la formazione del tribunale internazionale e ai tentativi di far cadere il governo. Il card. Sfeir accenna a "leader politici", che cercano di "facilitare le interferenze internazionali e la tutela delle forze regionali sul Paese".Hezbollah respinge le richieste dell'Onu di un disarmo delle milizie.

Beriut (AsiaNews) – Ferma condanna dei vescovi maroniti per la "confusione" che regna in Libano e che coinvolge questioni chiave per il futuro del Paese, come la formazione del tribunale internazionale che deve giudicare i crimini politici commessi a partire dal 2004, la sostituzione del governo di Fouad Siniora, una nuova legge elettorale.

I vescovi, nella loro riunione mensile tenuta ieri a Bkerke, sotto la presidenza del patriarca maronita il cardinale Nasrallah Sfeir, hanno voluto affrontare le ultime polemiche suscitate dalle affermazioni del presidente libanese Emile Lahoud contro la bozza degli statuti del tribunale internazionale dell'ONU, incaricato di giudicare i responsabili dei 14 attentati compiuti in Libano nel 2004 e 2005. La sua dichiarazione, che la bozza è "in contraddizione con l'articolo 52 della Costituzione, che affida al presidente della Repubblica la competenza ordinaria di stipulare accordi internazionali", è vista dai partiti antisiriani come un tentativo di bloccare l'istituzione stessa del tribunale, che porterebbe sul banco degli accusati anche esponenti di primo piano di Damasco e, forse, lo stesso Lahoud.

Nel comunicato finale, dunque, i vescovi maroniti esprimono "rammarico" per "la confusione che regna in Libano e la divisione dei libanesi in fazioni antagoniste delle quali è difficile capire ciò che vogliono: la divisione verte sul tribunale internazionale, il governo che si vuole rimpiazzare o modificare, la legge elettorale ed altre questioni politiche. La situazione impone che i libanesi facciano prevalere l'interesse nazionale sugli interessi particolari, per trovare una soluzione".

Il documento rileva poi che "continuano le violazioni dello spazio aereo libanese da parte degli israeliani, malgrado la presenza della Forza di interposizione delle Nazioni Unite, con il pretesto che armi continuano ad essere fornite a gruppi armati attraverso la frontiera libanese. Questa è una situazione che non ispira fiducia, ma che, al contrario, fa temere una ripresa dei combattimenti dei quali tutti i libanesi conoscono i mali".

Da parte sua, il patriarca Sfeir, che continua con forza d'animo eccezionale a guidare la sua Chiesa maronita, non manca di esprimere ai suoi ospiti la sua preoccupazione di un ulteriore peggioramento della situazione nel Paese. Lo ha ripetuto mercoledì, rinnovando il suo prudente invito ad un "maggior controllo delle posizioni dei leader politici", che cercano di "facilitare le interferenze internazionali e la tutela delle forze regionali sul Paese dopo il ritiro dell'esercito siriano nel mese di  aprile del 2005".

Pessimismo sulla situazione del Paese è stato espresso da Hezbollah: "il Paese e come un vulcano", ha detto il deputato del Partito di Dio Hajj Hassan uscendo dal parlamento libanese. Dal canto suo, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in una intervista con la sua rete televisiva "Al Manar", ha criticato il ruolo degli americani e di alcuni Paesi europei prima e dopo la guerra del 12 luglio, ed ha respinto la dichiarazione del Consiglio di sicurezza del 30 ottobre, sostenendo che "la richiesta dell'ONU sulla necessita di disarmare il Partito di Dio costituisce una parte integrante del progetto del nuovo Medio Oriente, ormai fallito con la vittoria del Partito di Dio contro Israele".

E mentre da Washington rimbalza l'affermazione della Casa Bianca di un piano siro-iraniano per far cadere il governo Siniora, oggi, il muftì del Monte Libano, Mohammad Ali Jouzou che, incontrando i giovani del Movimento progressista ha sostenuto che "tutte degli atti eroici di Hezbollah va a vantaggio degli iraniani e non porta alcun profitto agli arabi". A suo giudizio, il Libano, attraverso Hezbollah, verrebbe "controllato dall'Iran".

 

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