14/06/2010, 00.00
KIRGHIZISTAN
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Il Kirghizistan sull’orlo della guerra civile, richiamo generale alle armi

Continuano le violenze interetniche, almeno 113 morti. Richiamate alle armi tutte le persone abili fino ai 50 anni. La Russia rifiuta il richiesto aiuto militare. Decine di migliaia di etnici uzbeki fuggono in Uzbekistan, che allestisce campi profughi. L'Onu manda un suo inviato.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Proseguono le violenze interetniche esplose il 10 giugno scorso, portando il bilancio ad almeno 113 morti e 1.292 feriti (contando solo quelli che si sono rivolti a ospedali). Ieri gruppi armati si sono scontrati soprattutto nei villaggi intorno a  Osh, seconda maggiore città kirghiza. Fonti locali riferiscono che polizia ed esercito non sono in grado di riprendere il controllo della zona, ormai in preda a bande armate. Il centro di Osh è stato teatro di danneggiamenti, incendi, saccheggi. Duri conflitti a fuoco segnalati a Jalalabad con morti e feriti, soprattutto tra gli etnici uzbeki. Case incendiate anche a Furkat.

Il governo provvisorio, incapace di riprendere il controllo del sud del Paese, ha richiamato alle armi tutti gli uomini abili con meno di 50 anni e ha invitato gli altri ad arruolarsi comunque come volontari. L’uso dell’esercito per sedare proteste civili è considerato un grave rischio che potrebbe aprire la strada a una dittatura militare e dimostra la disperazione del governo di Rosa Otunmbayeva. In precedenza la Russia aveva rifiutato il richiesto invio di una “forza di pace”. Fonti non ufficiali avevano fatto sapere che identico diniego sarebbe venuto dagli Stati Uniti, se richiesti, che hanno una base militare a Manas nel nord vicino al confine kazako. La Russia ha inviato 150 soldati solo per difendere una loro base militare nel nord.

Esperti commentano che è l’ultima possibilità per riprendere il controllo, ma che l’intervento militare potrebbe aggravare il conflitto per la sua connotazione  interetnica, tra la minoranza di etnia uzbeka molto forte nel sud e fedele all’ex presidente Kurmanbek Bakiyev e la maggioranza kirghisa. I cambiamenti politici di aprile, con la deposizione di Bakiyev e l’avvento di un governo provvisorio, appaiono avere acuito la frustrazione sociale del sud, che da sempre lamenta che il nord sfrutta le sue risorse e opera discriminazioni. Peraltro fonti locali riferiscono che queste banda armate spesso agiscono come gruppi delinquenti che rubano, incendiano, violentano e rapiscono la gente.

La situazione appare tranquilla nella capital Bishkek e nel nord. Nel distretto di Aravan, vicino Osh, parecchi etnici kirghisi si sono rivolti all’esercito chiedendo armi per aiutare a soffocare la rivolta.

A Osh file di oltre 1.000 persone si sono formate avanti al Mercato per accaparrarsi generi di prima necessità. L’Uzbekistan ha aperto i confini e allestito campi profughi (nella foto) per i molti fuggitivi dal Kirghizistan, che Tashkent stima in almeno 75mila mentre Bishkek dice che sono non più di 6mila. L’agenzia Eurasianet dice che sono tra 200 e 300mila i profughi già ospitati nei campi uzbeki, tutte le scuole dei villaggi di confine sono state destinate ad accoglierli.

Esperti militari ammoniscono che una simile situazione può aprire la strada a infiltrazioni di estremisti islamici, che già controllano intere province del confinante Uzbekistan. Il segretario dell'Onu, Ban Ki-moon ha ordinato a un suo inviato di andare a Bishkek.

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