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» 05/04/2006 14:01
libano
"Il Libano deve uscire dalla crisi", il grido dei vescovi maroniti
di Youssef Hourani

I presuli ed il card. Sfeir criticano il rinvio del Dialogo interlibanese. Per il patriarca, il presidente Lahoud non è più in grado di guidare il Paese.



Beirut (AsiaNews) – "Dobbiamo uscire da questa crisi": è il grido lanciato dai vescovi maroniti al termine del loro incontro mensile, presieduto dal patriarca Nasrallah Sfeir, per chiamare i responsabili politici a superare lo stallo delle istituzioni, aggravato dalla decisione dei partecipanti al Dialogo interlibanese di sospendere le loro riunioni fino al 28 di questo mese di aprile.

Nel comunicato finale dei loro lavori, i vescovi hanno condannato le dichiarazioni che sono state fatte dopo il vertice della Lega araba, dove si è evidenziato il conflitto esistente tra il presidente del Consiglio, Fouad Siniora e il Gruppo del 14 marzo da una parte e il presidente della Repubblica Emile Lahoud dall'altra. A questo proposito, vasta eco hanno sollevato le parole dette dal patriarca Sfeir in un'intervista al settimanale francese "Le point". Il card. Sfeir ha infatti sostenuto che "la presidenza e isolata ed il Presidente Lahoud non è più in grado di governare il paese, quando i responsabili e gli ambasciatori dei Paesi non recano più dal presidente nel suo palazzo presidenziale". Il patriarca ha anche rinnovato il suo rifiuto categorico all'elezione di un militare a capo dello Stato, aggiungendo che il generale Michel Aoun "ha lasciato l'abito militare da più di vent'anni". Il card. Sfeir ha espresso il suo appoggio alle iniziative prese dal presidente della Camera dei deputati, Nabih Berri, che presiede le riunioni del dialogo inrterlibanese, ed ha espresso il suo malessere per la sospensione delle riunioni fino al 28.

Della presidenza della Repubblica non parla invece il comunicato dei vescovi e ciò sembra indicare una presa di distanza dell'episcopato nei confronti delle dure affermazioni del card. Sfeir.

I vescovi, invece, disapprovano l'atteggiamento di Lahoud ed Aoun a favore di Hezbollah, il "Partito di Dio", sostenendo che "fa parte della resistenza libanese".

I vescovi, infine, esortano i responsabili della vita politica ad assumersi le loro responsabilità, facendo ripartire la vita politica, ed a seguire il linguaggio della ragione per permettere al Paese di uscire dalla crisi politica ed economica.

 


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pp. 176
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