13/10/2011, 00.00
CINA - STATI UNITI
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Il Senato Usa pronto a punire le esportazioni cinesi (già a rischio)

La Camera alta statunitense approva un disegno di legge contro chi manipola la propria valuta: una mossa per frenare il mare di prodotti cinesi low cost nel mercato americano. La Camera probabilmente non lo passerà, e la Xinhua avverte: “Così si scatena la guerra commerciale”. Le esportazioni cinesi, intanto, frenano.
Washington (AsiaNews/Agenzie) - Il Senato degli Stati Uniti ha approvato ieri una proposta di legge che intende punire la Cina a causa delle sue manipolazioni valutarie. Il testo, in realtà, serve per introdurre dei dazi commerciali alle esportazioni cinesi (già in una china discendente) e rilanciare l’economia americana. Ma Pechino, che detiene la metà del debito pubblico americano, avverte: “Si rischia una guerra commerciale”.

La legge, se passasse anche alla Camera e fosse ratificata dal presidente Barack Obama, darebbe al Dipartimento del Commercio e al Tesoro americano nuovi margini di manovra nel penalizzare i governi accusati di manipolare la propria valuta, in particolare la Cina con lo yuan. Il testo, che aveva nei giorni scorsi superato vari voti procedurali in Senato, è stato approvato con 63 sì e 35 no.

Pochissime tuttavia le speranze che la legge sia approvata alla Camera, a maggioranza repubblicana: la settimana scorsa il presidente dell’Aula John Boehner aveva definito il documento “pericoloso“. Secondo la Xinhua, agenzia di stampa ufficiale del governo cinese, “il Senato americano ha di fatto creato una bomba a orologeria che potrebbe innescare una guerra commerciale tra le due economie mondiali”.

La legge, più stringente rispetto a precedenti proposte volte ad aumentare i dazi doganali sui prodotti importati, penalizzerebbe le esportazioni cinesi e consentirebbe al dipartimento al Commercio di annullare il vantaggio di una moneta sottovalutata attraverso i cosiddetti countervailing duties (diritti di compensazione, ovvero imposizioni fiscali che si aggiungono ai dazi doganali per riequilibrare il prezzo di prodotti esteri che nel Paese di provenienza godono di un regime fiscale più favorevole).

La Cina, però, non naviga in buone acque: la crescita dell’export per il mese di settembre è stata la più debole degli ultimi 7 mesi, mentre le importazioni sono cresciute fino al 20,9 %. Si tratta di numeri pericolosi per il governo, che per tenere a bada l’inflazione galoppante - causa scatenante di migliaia di rivolte sociali ogni anno - deve far lavorare anche se a poco prezzo i propri abitanti.
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