28/04/2006, 00.00
IRAQ
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Il grande ayatollah Sistani chiede al nuovo governo il disarmo delle milizie

L'influente capo religioso sciita ha incontrato ieri il premier designato Maliki. I gruppi armati, facenti capo a movimenti politici sciiti, responsabili dell'escalation di violenze settarie nel Paese.

Najaf (AsiaNews/Agenzie) – Il Grande ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità religiosa degli sciiti iracheni, ha chiesto che il futuro governo smantelli le milizie armate operanti nel Paese. Molti iracheni ritengono le milizie responsabili dell'escalation di violenze seguita all'attentato alla moschea di Samarra due mesi fa; la maggior parte di questi gruppi armati è composta e guidata da movimenti politici sciiti.

Le dichiarazioni del Grande ayatollah sono contenute in un comunicato diffuso ieri dopo l'incontro a Najaf con il premier designato sciita Jawad al-Maliki. In esso Sistani spiega che "le armi devono essere nelle mani delle forze governative, le quali devono essere costruite su basi sane e devono fedeltà solo alla nazione, e non ai partiti politici". Il leader religioso, tra le altre cose, si augura che il "nuovo governo sia formato da elementi competenti e onesti…che si preoccupino dell'interesse generale, lontani da qualsiasi interesse settario o personale".

Al-Maliki ha promesso azioni contro i gruppi di milizie armate in Iraq. Non ha però chiarito se intende incorporarle nelle forze di sicurezza irachene o provare a smantellarle.

Nell'incontro a Najaf l'ayatollah Sistani ha sottolineato che tra i compiti del nuovo governo vi deve essere quello di "porre fine agli atti criminali", come sparatorie, bombe e rapimenti, di lottare "contro la corruzione" e ripristinare elettricità e acqua potabile.

Incaricato lo scorso 22 aprile dal presidente Jalal Talabani, curdo, al-Maliki ha tempo 30 giorni per presentare il suo Parlamento. Il leader sciita sembra, però, intenzionato a non aspettare troppo. Dopo l'incontro con Sistani ha dichiarato di voler presentare il nuovo governo entro una settimana: si tratterà di una grande coalizione tra sciiti, curdi e sunniti che faccia fronte alle divisioni e alla violenza settaria nel Paese.

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