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  • » 08/09/2017, 12.09

    USA - CINA

    Il magnate cinese Guo Wengui chiede asilo agli Usa



    In fuga dal 2014, teme le rappresaglie di Pechino. Il governo cinese chiede l'arresto del tycoon. Guo indagato in Cina per corruzione, sequestro, frode, riciclaggio e stupro. Il magnate nega e denuncia interessi politici. Tra Usa e Cina non esiste trattato di estradizione. Il suo visto turistico in America scadrà entro la fine dell'anno.

    New York (AsiaNews/Agenzie) – Il controverso miliardario cinese Guo Wengui ha sottoscritto una richiesta di asilo politico al governo degli Stati Uniti. Il tycoon, noto anche come Miles Kwok, sostiene di essere “percepito come un avversario dal regime cinese”. Ad affermarlo è Thomas Ragland, suo avvocato.

    Pechino cerca da tempo l'arresto di Guo. Gli organi di stampa statali accusano il 50enne di aver corrotto un vice ministro, reato che il miliardario nega di aver commesso.

    In aprile, il governo cinese ha inviato una “segnalazione rossa” all’Interpol, per chiedere l'arresto del tycoon. Le autorità cinesi riferiscono di aver indagato Guo per almeno 19 reati, tra cui il sequestro, la frode e il riciclaggio di denaro. Il mese scorso, la polizia cinese ha aperto una nuova inchiesta per stupro.

    I media cinesi affermano che il miliardario ha corrotto l'ex vice-ministro della sicurezza statale, Ma Jian, con 60 milioni di yuan (circa 8,5 milioni di euro). Il funzionario è stato arrestato e viene ora perseguito per corruzione. Guo nega le accuse e dichiara che il mandato d'arresto è motivato da interessi politici.

    “Il sig. Guo teme la rappresaglia del regime cinese per le cose che sta dicendo e l'esposizione di cui è responsabile”, ha dichiarato ieri l’avvocato. Il magnate, fuggito dalla Cina nel 2014, ha pubblicato una serie di tweet e video su YouTube per denunciare la corruzione dei più alti funzionari del Partito comunista cinese. Fra essi vi è anche Wang Qishan, segretario della Commissione centrale per l'ispezione disciplinare, organo anti-corruzione di Pechino.

    In previsione del 19mo Congresso del Partito comunista cinese, al via il 18 ottobre prossimo, egli ha inoltre pubblicato quelli che afferma essere alcuni segreti di Stato. Anche se Guo non ha fornito prove sostanziali per le sue affermazioni, le accuse hanno provocato l’ira di Pechino.

    Tra Usa e Cina non esiste alcun trattato di estradizione. Per rimpatriare i fuggitivi nel loro Paese d'origine, le due parti hanno bisogno di impegnarsi in colloqui bilaterali per ogni singolo caso.

    In quanto richiedente asilo, il magnate cinese, il cui visto turistico scadrà entro la fine dell'anno, ha il diritto di restare negli Stati Uniti fino a quando le autorità americane non avranno preso una decisione definitiva. La durata media del processo è tra i due e i tre anni.

    In Usa, Guo ha affrontato una serie di cause per diffamazione da parte di diversi individui e aziende cinesi. L’uomo dichiara di non essere più un cittadino cinese. Nel mese di aprile, durante un’intervista rilasciata a Voice of America, il tycoon aveva rivelato di essere in possesso dei passaporti di 11 Paesi. Tuttavia, egli non ha chiarito perché non intende trasferirsi in un altro Paese, una volta scaduto il suo visto statunitense.

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