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  • » 06/10/2008, 00.00

    ASIA - USA

    Il piano Paulson: inutile e dannoso alla democrazia

    Maurizio d'Orlando

    I 700 miliardi di dollari varati da Senato e Congresso Usa per salvare la finanza americana somigliano a un piano da “sceriffo di Nottingham”: prendere i soldi dei poveri contribuenti per dare ai ricchi. Il piano è dannoso e soprattutto insufficiente. Occorre rivedere debiti commerciali e di bilancio pubblico, i consumi, e soprattutto rivedere il sistema di emissione della moneta. Il silenzio del mondo cattolico.

    Milano (AsiaNews) - Dopo l’approvazione del Senato americano, il piano Paulson di emergenza finanziaria è stato ratificato anche alla Camera dei Rappresentanti. Inizialmente esso doveva essere di 700 miliardi di dollari, ma poi è lievitato a 850 miliardi di dollari – il 21,43 % in più – per accontentare – come una mancia - le esigenze di amici e  deputati il cui seggio è in scadenza. Per sollevare banche, assicurazioni e società finanziarie dalle conseguenze delle loro follie, alla fine il conto – ma solo per ora – è di  2868 dollari pro capite, su una popolazione di circa 296 milioni di abitanti. Vale la pena sottolineare che “pro capite”, vuol dire per ciascun residente americano, mentre è ovvio che i contribuenti sono molto meno.

    Togliere ai diseredati, ai vecchi ed ai bambini per trarre d’impaccio i potenti dalle conseguenze delle proprie brame di potere non è certo una soluzione nuova. È quella applicata dallo sceriffo di Nottingham, nella versione moderna del racconto popolare inglese su Robin Hood. Il piano Paulson somiglia molto a quello dello sceriffo nemico di Robin Hood.  Ma la finanza “di Nottingham” non è certo la soluzione.

    Economia più forte della democrazia

    In prima istanza i deputati avevano respinto – evento mai verificatosi in precedenza – un provvedimento sostenuto dal presidente, dal ministro del Tesoro con tutto il governo, dal governatore della Fed e dai capogruppo di entrambi i partiti rappresentati al parlamento Usa. Certo il provvedimento era ed è molto impopolare, con quasi 9 americani su 10 o contrari o furibondi. Poiché sono imminenti le elezioni per i due terzi dei seggi della Camera dei Rappresentanti mostrare un po’ di considerazione per lo stato d’animo e le opinioni della stragrande maggioranza degli americani era in fondo doveroso. Gli Stati Uniti sono un paese multietnico e la democrazia è la loro bandiera, anzi è l’ideologia fondante della stessa Patria americana. La democrazia in America è perciò molto più che uno dei diversi possibili sistemi di governo, è tuttora il più profondo collante dei discendenti di individui che per essa – oltre che per il dollaro, cioè per conseguire il personale successo economico – hanno attraversato gli oceani ed abbandonato patrie ed etnie delle proprie differenti tradizioni d’origine. La democrazia si fonda però sulle elezioni e le elezioni costano. L’esito – l’approvazione del piano Paulson con l’incremento del 20% – era dunque  prevedibile: pochi membri della Camera dei Rappresentanti possono far a meno del sostegno del sistema finanziario e creditizio oltre che dell’appoggio delle grandi aziende. Anch’esse, infatti, non solo le banche d’affari, sono nella gran parte dei casi fortemente indebitate. Tutte le aziende si scoprono perciò strette alla finanza in un mortale abbraccio. Perfino molti degli elettori sono fortemente indebitati e condizionati nei loro comportamenti, o meglio, intossicati dal sistema finanziario. Finora non è ancora emerso, ma, se la recessione perdura, sarà impossibile continuare a nascondere la grande bolla dell’indebitamento delle famiglie americane: carte di credito, leasing sugli autoveicoli, prestiti universitari ed altre forme di credito al consumo.

    Dopo gli opportuni mugugni e dopo gli aggiustamenti di facciata, i rappresentanti del popolo, loro malgrado e per “senso di responsabilità”, hanno approvato la finanza “di Nottingham”, che il popolo “sovrano” così intensamente disapprovava. Con il loro iniziale mugugno i rappresentanti del popolo forse pensavano di poter salvare la parvenza e l’onore della bandiera, la democrazia, il sistema di governo in cui il popolo è detto sovrano. Vedremo in futuro se sarà proprio così o se questa vicenda non marcherà la fine della modernità laica egalitaria e democratica.

    Gli oracoli dell’economia, quasi una religione

    Quanto all’efficacia e agli esiti del piano Paulson, Alan Greenspan, probabilmente uno dei maggiori responsabili recenti di questa bolla, in un discorso del 2 ottobre alla facoltà di legge della Georgetown University di Washington, ha affermato che il provvedimento approvato dal parlamento americano servirà a ristabilire la fiducia. Secondo Greenspan ciò permetterà ben presto di superare un crisi di aggrovigliamento finanziario che capita solo una volta in un secolo. (``We are living through the type of wrenching financial crisis that comes along only once in a century,'' ). Ben presto però, secondo l’ex governatore della Fed, la vitalità del sistema riemergerà.

    Certo, la ciclicità dei mercati finanziari e dell’economia è stata da tempo osservata e studiata, in alcuni casi in maniera anche convincente ed argomentativa come in Schumpeter e Kondratiev, ad esempio. In altri casi la supposta ciclicità dei mercati finanziari ha dato lo spunto per una sorta di astrologia finanziaria predittiva, una moderna forma di oracolo della Pizia, la sacerdotessa che nel santuario di Apollo a Delfi forniva il responso della divinità. La divinazione moderna si basa sui grafici delle pregresse quotazioni e con il nome di “chartismo”si è dotata di una parvenza scientifica, anche quando prescinde da qualsiasi analisi ragionata degli eventi economici che dovrebbero essere a fondamento di un certo andamento dell’economia e dei mercati finanziari sottostanti. Potrà sembrare strano, eppure molta finanza “laica”, che guarda con scetticismo il cristianesimo e quello cattolico in particolare - considerato una forma di superstizione irrazionale ed antiscientifica - da tempo si affida a tale forma di moderna divinazione. Ciò che è andato giù, tornerà su, in un fluire perenne determinato da un imponderabile che il vaticinio dei chartisti s’incarica di svelare. Invocare la ciclicità dei mercati è un bel conforto perché il fato imponderabile solleva l’uomo e la società dalle responsabilità specifiche. Forse a breve termine la “Pizia” Greenspan potrà vedere anche confermate le sue previsioni, ma gli esiti di questa commedia rischiano stavolta di essere tragici.

    In verità il piano Paulson, pur enorme, è insufficiente per affrontare le reali dimensioni del problema e serve solo a guadagnare qualche mese per arrivare all’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti e del parlamento rinnovato. Poi l’emergenza di questi giorni riemergerà in tutta la sua cruda e mastodontica dimensione. Non è un altro vaticinio di un profeta malevolo o pessimista, è solo una semplice osservazione. Interpolando linearmente i dati di fine 2007 della Banca dei Regolamenti Internazionali (International Settlements Bank in inglese) si arriva ad un valore totale dei derivati finanziari OTC (Over The Counter, cioè non quotati a listino, tra cui quelli sui tassi d’interesse, sui cambi valutari ed i famigerati CDS) che è, ad oggi, di circa 700 mila miliardi di dollari  – 1000 volte l’ammontare del piano Paulson che, al netto della mancia, è rimasto di 700 miliardi di dollari. A titolo di paragone, aggiornando i dati del precedente articolo (cfr AsiaNews.it, 30/09/2008, Quanto è profondo l’abisso del caos economico, sociale e politico), notiamo che il piano da 850 miliardi di dollari approvato è pari al 6,15 % del Pil (Prodotto interno lordo) americano, secondo i dati 2007 della Banca Mondiale.   

    Crisi del capitalismo o crisi del sistema

    I dati parlano perciò da soli: all’iniquità “di Nottingham” – $ 2361 pro capite più la mancia la quale, in fin dei conti, è solo una redistribuzione del reddito secondo criteri politici – non ci sono molte soluzioni all’interno di questo sistema perché è in crisi il sistema stesso della modernità laica, o meglio laicista, in ambito sia politico che economico, e non solo in America. Sbaglierebbe infatti chi pensa che siamo solo davanti a un’altra crisi “capitalista”, della mancanza di regole, del pensiero e della politica liberista, della “destra”, dei repubblicani al potere con George Bush. La finanza facile, i debiti “strutturati”, i mutui “sub-prime” concessi a chiunque, anche a chi non aveva capacità di onorare il debito, hanno avuto inizio con la presidenza di Bill Clinton e gli Stati Uniti da molti decenni, quasi mezzo secolo, sia con presidenze democratiche che repubblicane, hanno allo stesso tempo prodotto deficit di bilancia commerciale con l’estero e deficit di bilancio pubblico finanziato dal risparmiatore del resto del mondo. In altri termini da tempo gli Stati Uniti consumano più risorse di quelle che sono prodotte internamente. Il sostegno del consumo mediante la spesa in deficit è il cuore delle politiche keynesiane che di solito in Europa sono etichettate come provvedimenti di “sinistra” e che in America vengono in genere definite “democratiche”. Destra e sinistra, repubblicani e democratici condividono dunque le responsabilità del sistema di cui l’iniquità “di Nottingham” costituisce un’inevitabile, per quanto inutile, conseguenza. Le dimensioni stesse della massa monetaria fanno intuire che il problema è altrove, nei criteri di legittimità di un atto sovrano, l’emissione della moneta. Quello che meraviglia in questo contesto è che in ambito cattolico tale problema sia molto poco dibattuto. A farci riflettere non dovrebbe essere solo l’iniquità “di Nottingham”, ma anche e soprattutto che la moneta e l’ambito di sovranità dell’amministrazione pubblica fanno parte della nostra esperienza quotidiana.

     

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