08/04/2009, 00.00
INDIA
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In migliaia si riconvertono all’induismo: verità o propaganda?

di Nirmala Carvalho
A Kalyan, nel Maharashtra, gli indù celebrano la “riconversione” di 1130 famiglie. Il guru Narendra Maharaj esorta i fedeli a non farsi corrompere dai missionari cristiani e invita a votare i partiti che difendono la comunità indù. Mons. Fernandez: i cristiani devono continuare a diffondere il messaggio di amore e i valori del Vangelo.
Mumbai (AsiaNews) - Una manifestazione in grande stile per celebrare il ritorno all’induismo di 1130 famiglie che avevano abbandonato la religione tradizionale dell’India per farsi cristiani. È accaduto a Kalyan, città del distretto di Thane, nello stato del Maharashtra, a una cinquantina di chilometri da Mumbai. Una cerimonia simile era  avvenuta il 27 aprile del 2008 a Borivali, nell’area suburbana di Mumbai, durante la quale era stato celebrato il ritorno all’induismo di 1793 neo-convertiti al cristianesimo.
 
Alcune migliaia di fedeli indù hanno partecipato alla cerimonia di Kalyan durante la quale il guru Jagadguru Narendra Maharaj ha messo in guardia i presenti dal lasciarsi corrompere dall’opera dei missionari cristiani e ha esortato i leader spirituali ad abbandonare le loro ashram, gli eremitaggi della tradizione indù, per opporsi alle conversioni. Nel suo discorso il guru ha accusato anche i politici, colpevoli di usare l’induismo solo per fini elettorali, ed esortato i fedeli a votare per i partiti che difendono la comunità indù.  
 
Interpellato da AsiaNews, mons. Percival Fernandez, vescovo ausiliare di Mumbai, si è detto perplesso del fatto da cui emerge in modo chiaro solo il valore propagandistico, mentre si ignora la provenienza dei presunti “riconvertiti” e la confessione cristiana a cui avrebbero appartenuto prima di ritornare all’induismo.
 
“Una ‘riconversione’ in senso teologico è impossibile - ha affermato mons. Fernandez - perché una volta ricevuto il battesimo non è possibile ‘riconvertirsi’”. Tuttavia la notizia della cerimonia di Kalyan ripropone l’annoso tema delle conversioni oggetto di polemiche e di violenze verso i religiosi cristiani e le comunità del Paese. Il massacro dei cristiani in Orissa è motivato dai gruppi fondamentalisti come una lotta alle presunte “conversioni forzate” al cristianesimo. In alcuni stati dell’Unione vi sono leggi anti-conversione che cercano di fatto di fermare il passaggio dall’induismo alla fede cristiana e musulmana, ma non viceversa.
 
“Capita che alcuni cattolici tornino all’induismo per paura senza però abbandonare il cristianesimo nei fatti”, spiega il vescovo, “tant’è vero che ho presente il caso di una famiglia tornata all’induismo il cui figlio è diventato sacerdote”.
 
Davanti alle ripetute accuse di proselitismo e di conversioni forzate mosse dalle ali più intransigenti della comunità indù, mons. Fernandez afferma: “Non penso che dovremmo spaventarci davanti a questa pretesa. Piuttosto dobbiamo continuare a diffondere il messaggio di amore e i valori del Vangelo soprattutto attraverso la nostra vita”.
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