23/06/2009, 00.00
INDIA

India: i ribelli maoisti chiedono una tregua all’avanzata dei militari nel West Bengala

Il governo di New Delhi ha inscritto il Partito comunista-maoista dell’India tra i gruppi terroristici. Nel distretto di Midnapore è in corso un’operazione delle forze governative per riconquistare i villaggi sotto il controllo dei ribelli. Il movimento maoista è presente in 13 dei 28 Stati dell’India. Dal 2005 ad oggi, almeno 3mila persone sono morte negli attentati messi a segno dai guerriglieri.
Calcutta (AsiaNews) - I gruppi maoisti propongono una tregua e l’apertura di negoziati con il governo centrale indiano e quello dello Stato del West Bengala. A ventiquattro ore dalla decisione di New Delhi di inscrivere Partito comunista-maoista dell’India tra i gruppi terroristici e al quinto giorno delle operazioni militari attorno alla città di Lalgarh, nel distretto di Midnapore (West Bengala), i leader maoisti domandano il cessate il fuoco a condizione che le forze governative fermino la loro avanzata.
 
Potrebbe trattarsi dell’epilogo della cosiddetta “Flush out operation” lanciata da militari e polizia contro i maoisti. Nelle ultime settimane i ribelli avevano assaltato il posto di polizia di Lalgarh, e dato luogo ad un escalation di violenze contro agenti delle forze di sicurezza locali e membri del Partito comunista-marxista indiano (Cpi-M) al governo nel West Bengala.
 
Come prima risposta alle operazioni militari i maoisti avevano indetto ieri due giorni di scioperi e manifestazioni negli Stati di Bihar, Jharkhand, West Bengala, Orissa e Chattisgarh. Il governo, dopo aver lanciato l’allerta per il rischio di “azioni dimostrative e violenze” contro infrastrutture e luoghi pubblici nei cinque Stati, ha messo al bando il partito maoista dichiarandolo associazione terroristica e sottoponendolo al Prevention of Terrorism Act.
 
I membri del Cpi-M del West Bengala hanno criticato la scelta di New Delhi considerata dannosa per una soluzione politica del conflitto che dagli anni ‘90 anni caratterizza la vita dello Stato e ha causato attentati a catena. Fonti non ufficiali affermano che dal 2005 ad oggi almeno 3mila persone sono morte negli attacchi messi a segno dai maoisti in tutto il Paese.
 
Il movimento ribelle è presente in 13 dei 28 Stati dell’India ed è considerato la più grave minaccia alla sicurezza interna del Paese. Il movimento nassalita, dal nome della città di Naxalbari (West Bengala) dove ha preso le mosse nel 1967, unisce l’ideologia maoista alle rivendicazioni delle popolazioni tribali degli Stati in cui è presente. In diverse zone di Jharkhand, Chhattisgarh, Andhra Pradesh, Orissa, Bihar, West Bengala e Maharashtra impone tasse che alcuni stimano fruttino sino a 15 miliardi di rupie, pari a oltre 200 milioni di euro, e ha dato vita anche ad un amministrazione parallela a quella del governo locale.
 
Lenin Raghuvanshi, direttore del Comitato di vigilanza popolare per i diritti umani (Pvchr), interpellato da AsiaNews afferma: “La situazione è al collasso per la mancanza di legge e il governo dello Stato del West Bengala dovrebbe assicurare il ristabilimento dell’ordine attraverso azioni non violente, nel rispetto della democrazia e dei diritti umani, garantendo la partecipazione della popolazione alla vita politica”. Per il direttore del Pvchr “i maoisti hanno presa sulla popolazione per la diffusione di un sistema corrotto che colpisce i poveri e li discrimina. Puntando il dito contro le inefficienze dei governi locali fanno leva sul sentimento popolare e sono riusciti ad introdurre la violenza nella vita politica sino a creare un ‘corridoio rosso’ sotto il loro controllo che parte dal Tamil Nadu e arriva al Nepal”.
 
(ha collaborato Nirmala Carvalho)
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