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» 23/12/2005 11:42
TERRA SANTA
Inginocchiarsi a Betlemme, perché cadano i muri
di Mons.Pietro Sambi *

Nella città circondata da un muro alto 8 metri, davanti alla Natività bisogna riscoprire il senso vero della vita e abbattere i muri dell'orgoglio, dell'egoismo, della tristezza, della mancanza di speranza.



Gerusalemme (AsiaNews) – Da 36 anni sono in giro per il mondo come rappresentante pontificio e non ho trovato nessun altro luogo dove io sento la presenza di Dio così vicina come quando mi inginocchio nella Grotta della Natività. Là l'eterno Verbo di Dio si è fatto bambino come me, è nato come me, ha cominciato a piangere, a sorridere, a camminare, a mangiare come me: si è fatto piccolo perché non avessi paura della sua santità, ma si è fatto Emanuele, "Dio con noi".

Il messaggio che ci viene da Betlemme si può così riassumere: "Dio ti ama". Ti ama di un amore fedele, anche al di là delle tue infedeltà, per dare pienezza di senso alla vita e farti sentire la vita come una missione e come un dono. Chi si inginocchia e adora il Bambino nato a Betlemme guarisce da 2 delle malattie del nostro tempo. Innanzi tutto dalla solitudine: con tutti i telefonini che abbiamo in tasca, l'uomo e la donna di oggi soffrono di solitudine. Ma chi crede fermamente che a Betlemme c'e' l'Emanuele, "Dio con noi", anche quando abbia l'impressione di essere stato abbandonato da tutti sa che il Dio fedele rimane sempre con lui. Soffriamo di questa solitudine probabilmente perché abbiamo lasciato da una parte l'unico fedele, il Fedele, che è il Signore Gesù.

L'altra malattia del nostro tempo è la paura del futuro: che cosa mi succederà, quali malattie, quale sarà il futuro dei miei figli. Certo bisogna preoccuparsi del futuro, ma il credente sa che la sua vita è nelle mani di un Dio che lo ama, e perciò si preoccupa del futuro, ma con fiducia, perché il Dio che lo ama disporrà le cose per il meglio della persona.

Inginocchiarsi a Betlemme vuol dire ritrovare il senso della vita che il Signore ci ha dato, vuol dire sentire che siamo vicini alla sorgente vera dell'amore e pertanto della misericordia, vuol dire che siamo non per caso, ma che siamo al mondo per compiere una missione che Dio ci ha affidato. Betlemme per il popolo degli ebrei è David, che è il fondatore del regno e che è il precursore del messia che loro ancora attendono. Vista in questa luce di fede Betlemme potrebbe essere e dovrebbe diventare anche un cammino di speranza comune nel futuro.

Betlemme per la gente di Betlemme. Celebrare il Natale circondata da un muro alto 8 metri, da un punto di vista umano certamente è una pena grande, è una chiusura di orizzonti. Ma anche qui, quando ci si inginocchia davanti al Dio fattosi uomo bisogna far cadere il muro dell'egoismo e aprirsi agli altri. Bisogna far cadere il muro dell'orgoglio e saper essere umili. Bisogna far cadere il muro che non ci fa più vedere il nostro peccato ed invocare misericordia; bisogna far cadere il muro delle nostre tristezze per invocare la via della gioia che è quella di camminare con Cristo i passi della nostra vita. In questo senso auguro a tutti di inginocchiarsi con umiltà e fede davanti al Bambino di Betlemme e di ritrovare ivi la sorgente della vita, della pienezza della vita e della gioia. Buon Natale.

 

*Nunzio apostolico negli Stati Uniti.

Già nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina

 


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