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  • » 22/11/2005, 00.00

    Cina – Onu

    Investigatore Onu: "Torture diffuse in Cina, ma Pechino collabora"



    Il primo inviato delle Nazioni Unite sulle torture arriva in Cina. La situazione "grave", ma la leadership "vuole migliorare". Previste visite in Tibet e Xinjiang. "Garanzie migliori di quelle che ha concesso il Pentagono per Guantanamo Bay".

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L'investigatore capo dell'Agenzia sulle torture dell'Onu ha lodato i leader cinesi per aver riconosciuto gli "estesi" abusi che avvengono sui prigionieri all'interno delle carceri nazionali. Manfred Novak, relatore speciale sulle torture alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, dice che Pechino ha offerto una possibilità di visita ai detenuti più libera di quella che gli Stati Uniti volevano dargli in occasione di un viaggio, poi annullato, a Guantanamo Bay. "Nella leadership cinese vi è  consapevolezza – ha detto Novak oggi in un'intervista - del fatto che la tortura è praticata comunemente nelle carceri cinesi dalla polizia e che qualcosa deve essere fatto". "Considero la mia visita – ha aggiunto – come una parte di questa crescente consapevolezza".

    Novak è il primo relatore sulle torture ad arrivare a Pechino: l'inviato Onu è atterrato ieri per un viaggio di 12 giorni, dopo aver ricevuto l'assicurazione governativa di una effettiva cooperazione e aver ricevuto il permesso di effettuare visite non annunciate alle prigioni dove potrà avere colloqui privati con i detenuti. "Sono molto grato che il governo cinese mi abbia invitato ed abbia accettato le mie condizioni". "Questa – dice - è per me un'importante apertura della politica di Pechino nei confronti delle procedure delle Nazioni Unite ed ho avuto ieri un primo incontro molto buono con i rappresentanti ufficiali dei ministeri cinesi degli Esteri e della Giustizia".

    Il rappresentante Onu non nasconde in alcun modo gli abusi sui diritti umani che vengono commessi nelle carceri cinesi. "La Cina è una nazione enorme con una lunga tradizione nel campo delle torture e del trattamento tramite il dolore. E' vero inoltre che non si può cambiare da un giorno ad un altro, così è in atto una politica fatta di piccoli passi avanti". "Vi sono stati diversi casi – aggiunge - di condannati a morte per omicidio in cui la 'vittima' si è poi scoperta viva. E' chiaro che in questi casi la condanna a morte e l'esecuzione si sono basate su confessioni estorte con la tortura".

    Oltre alle prigioni cinesi, Novak visiterà Lhasa, capitale del Tibet, e Urumqi e Yining, nella regione settentrionale del Xinjiang, popolata da uighuri a larga maggioranza musulmani. La pubblica sicurezza di entrambe le regioni è impegnata da tempo in una lunga lotta al separatismo e diversi gruppi per i diritti umani documentano da tempo regolari e diffusi abusi contro i detenuti di queste zone.

    La visita di Novak avviene dopo anni di negoziati fra Pechino e Ginevra sulla possibilità di concedere visite non annunciate, colloqui privati e nessun tipo di ritorsione contro i prigionieri. Nei primi anni '90 un inviato Onu riuscì a visitare le carceri tibetane, ma alcuni gruppi per i diritti umani denunciarono violente ritorsioni e punizioni nei confronti dei detenuti che avevano parlato con gli investigatori. "Ad alcuni di loro – dice Nicholas Becquelin, direttore della sezione di Hong Kong di Human Rights in China – vennero prolungate le pene detentive mentre altri vennero picchiati". "Le Nazioni Unite – continua – non hanno voluto vedere di nuovo una situazione del genere e questo è il motivo per cui questa visita ha impiegato così tanto tempo per essere preparata".

    Novak sottolinea che le condizioni concesse da Pechino sono di gran lunga migliori di quelle che Washington ha garantito in occasione della proposta visita a Guantanamo Bay, Cuba, dove sono detenuti coloro che sono stati arrestati nelle guerre in Iraq ed Afghanistan. "Il Pentagono – conclude - ha fatto capire che non avrebbe mai accettato le mie richieste, così non ho avuto altra scelta se non quella di cancellare la missione". La visita a Cuba era prevista per il 6 dicembre ed è stata cancellata la scorsa settimana.

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