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    » 13/08/2012, 00.00

    INDONESIA – MYANMAR

    Islamisti indonesiani colpiscono alcuni templi buddisti per vendicare i Rohingya

    Mathias Hariyadi

    La vicenda della minoranza musulmana birmana rischia di trasformarsi in un “problema interno” per Jakarta. L’ala islamista sfrutta immagini, notizie ed eventi montati ad arte per creare instabilità. Assalti a luoghi di culto buddisti nelle South Sulawesi. A Jakarta raccolta fondi da destinare alle vittime delle violenze in Myanmar.

    Jakarta (AsiaNews) - Il dramma dei birmani musulmani Rohingya rischia di infiammare lo scontro interconfessionale in Indonesia, dove la frangia estremista islamica ha preso di mira templi buddisti e annunciato ulteriori azioni dimostrative, anche violente. Il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui) ha condannato i recenti assalti, sottolineando attraverso il suo presidente Rahin Yunus che gli abusi contro la minoranza etnica in Myanmar non costituiscono un "problema interno". "L'anarchia non è ammissibile - sottolinea il leader Mui - in particolare in questo mese sacro di Ramadan". Il riferimento è agli attacchi disordinati avvenuti la scorsa settimana, ai danni di alcuni templi buddisti a Makassar e in altre zone dell'arcipelago.

    Se durante il regime militare di Suharto - presidente dal 1967 al 1998 - temi come etnia, religione, razza e relazioni fra gruppi erano considerati tabù e non era possibile affrontarli in pubblico, oggi eventi e fatti - anche di politica internazionale - che toccano queste materie vengono "manipolati" o "montati ad arte" per creare tensioni interne. Foto, articoli di stampa, immagini distorte vengono diffuse per fomentare l'opinione pubblica e colpire un gruppo, indebolendo al contempo l'autorità del governo centrale.

    Questo è quanto sta avvenendo in questi giorni in Indonesia, attorno al dramma della minoranza musulmana birmana Rohingya. Dagli appelli e alle pressioni sull'esecutivo a Jakarta (cfr. AsiaNews 31/07/2012 Crisi Rohingya, pressioni su Jakarta: collabori per fermare l'esodo dei boat people) si è passati ora ad azioni dimostrative e attacchi contro simboli religiosi. Lo scorso 10 agosto a Makassar (provincia delle South Sulawesi) gruppi legati al Fronte di difesa islamico (Fpi) hanno attaccato alcuni templi buddisti, trasformando in protesa violenta quella che doveva essere - sulla carta - solo una dimostrazione pacifica di solidarietà sulla "questione Rohingya".

    A scatenare l'attacco di alcuni affiliati al Fpi, articoli di giornale, immagini e notizie che fornivano una visione "distorta" della vicenda, trasformando in un "problema interno" fra musulmani e buddisti indonesiani quella che è, in realtà, una vicenda fra Myanmar e Bangladesh, che mischia questioni di natura etnica, religiosa, politica e sociale. L'assalto estremista ha preso di mira i templi di Xian Ma, Kwan Kong, Ibu Agung Bahari e Girinaga oggetto di canti, slogan e - in alcuni frangenti - assalti disordinati della folla di manifestanti.

    Sempre il 10 agosto scorso, al termine della preghiera islamica del venerdì, almeno 5mila musulmani si sono radunati a Depok, nella reggenza di Bogor, per manifestare solidarietà ai musulmani Rohingya birmani. Durante l'evento si è tenuta una accolta fondi da destinare alle vittime delle violenze interconfessionali in Myanmar. Anche nella capitale Jakarta si sono tenuti incontri e manifestazioni, durante i quali non si sono però registrate violenze. 

     

     

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