03/03/2020, 13.23
ISRAELE - PALESTINA
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Israele, elezioni: Netanyahu proclama la vittoria, ma è incertezza sui numeri

Il premier uscente parla della “più grande vittoria della mia vita”. La guida dell’esecutivo potrebbe garantirgli una posizione di forza in vista del processo per corruzione. Con gli scrutini ancora in corso Likud e alleati avrebbero 59 seggi, ne servono 61 per la maggioranza alla Knesset. Per i palestinesi hanno vinto “l’annessione e gli insediamenti”. 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - “La più grande vittoria della mia vita”. Così il Primo Ministro uscente Benjamin Netanyahu ha commentato il risultato, ancora parziale, delle terze elezioni politiche in meno di un anno in Israele che si sono svolte ieri. “Abbiamo seminato da nord a sud” ha aggiunto il premier, che il 17 marzo finirà a processo per corruzione e per il quale restare alla guida del prossimo esecutivo potrebbe significare la sopravvivenza a livello politico. “Gli israeliani si fidano di noi - ha concluso - perché abbiamo dato loro i migliori dieci anni della storia” del Paese. 

In caso di successo, Netanyahu diventerebbe il leader politico più longevo al potere con oltre dieci anni di guida del governo. Dato in svantaggio nelle scorse settimane rispetto al rivale della coalizione centrista Blu Bianco Benny Gantz, il leader del Likud ha saputo compiere una rimonta che ha sorpreso analisti ed esperti.

Con il 70% delle schede conteggiate, la Commissione elettorale assegna al Likud il 28,7% dei consensi con dunque un massimo di 37 seggi sui 120 disponibili alla Knesset, il Parlamento israeliano, dove ne servono almeno 61 per avere la maggioranza. A seguire la coalizione Blu Bianco di Benny Gantz al 23,3%, cui corrisponderebbero sui 32-33 seggi. La formazione che fa capo ad Avigdor Lieberman, invece, avrebbe raccolto un totale di sette seggi.

Aggiungendo gli alleati della destra (radicale), Netanyahu potrebbe arrivare attorno ai 59 seggi, al momento due in meno di quelli che servirebbero per la maggioranza. Per il blocco di centro-sinistra, le previsioni più ottimistiche parlano di un massimo di 53 seggi, compresi i partiti arabi. 

Resta dunque alta l’attesa per capire se, ultimato lo spoglio con i risultati ufficiali attesi entro domattina, il premier uscente potrà beneficiare della maggioranza in Parlamento e procedere alla formazione del nuovo esecutivo sempre più orientato a destra. In caso contrario, si profila una nuova situazione di stallo per la terza volta in pochi mesi e che rischia di gettare nell’incertezza politica e istituzionale il Paese. 

Per Netanyahu il successo elettorale (se confermato) va attribuito ai successi in politica estera. In primis il cosiddetto “Accordo del secolo”, il piano di pace israelo-palestinese di Donald Trump esaltato dagli israeliani e bocciato senza mezzi termini da palestinesi e attivisti pro-diritti umani. Difatti proprio dal fronte palestinese giungono commenti preoccupati in merito ai risultati del voto: “Hanno vinto - commenta Saeb Erekat, segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) - gli insediamenti, l’annessione e l’apartheid” e in futuro sono destinati a continuare “l’occupazione e i conflitti”. Il prossimo passo, conclude il consigliere di Mahmoud Abbas, sarà “l’annessione”.

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