05/06/2014, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Israele offre 1500 nuove case in Cisgiordania e Gerusalemme est: la risposta al nuovo governo di unità palestinese

di Joshua Lapide
Il ministro Uri Ariel apprezza la "risposta sionista" contro il "governo terrorista" di unità fra Fatah e Hamas. La nuova crisi a pochi giorni dall'incontro di preghiera in Vaticano, con Shimon Peres, Mahmoud Abbas e papa Francesco.

Gerusalemme (AsiaNews) -  Il ministero delle abitazioni ha aperto un'asta per far costruire 1500 nuove unità abitative  nei Territori occupati, come "risposta sionista" al nuovo governo palestinese che unisce Fatah e Hamas.

Circa 400 delle nuove case saranno costruite a Gerusalemme est; il resto a Efrat, Beitar Ilit, Ariel e altre zone della West Bank.

Come riportato dal giornale Haaretz, il ministro Uri Ariel, del partito "Focolare ebraico (HaBayit HaYehudi)", ha dichiarato: "Mi congratulo con la decisione che dà un precisa risposta sionista alla fondazione del governo palestinese terrorista.. Il diritto e il dovere dello Stato d'Israele di costruire in ongi parte del Paese per abbassare i prezzi delle case è fuori di ogni questione e io credo che quest'asta sia solo l'inizio".

Il 2 giugno scorso si è formato un nuovo governo di unità nazionale palestinese con personalità della West Bank e di Gaza, segno degli sforzi di riconciliazione fra Fatah e Hamas.

Di per sé il nuovo governo è formato da 17 ministri "tecnici" - nessuno dei quali riconducibile a Hamas, anche se cinque di loro provengono da Gaza - è guidato dall'attuale premier palestinese Rami Hamdallah e ha come compito prioritario quello di preparare le elezioni presidenziali, da tenere entro sei mesi.

Ma la possibile riconciliazione fra i due gruppi palestinesi è stata sufficiente a scatenare ondate di critiche e minacce da parte di Israele.

Solo pochi giorni fa il premier Benjamin Netanyahu, incontrandosi con alcuni coloni israeliani ha dichiarato che pur essendo egli favorevole agli insediamenti, vi sono "limiti internazionali" che ne frenano l'attuazione.

Secondo le leggi internazionali un Paese occupante non può requisire terre del Paese occupato. Da questo punto di vista, tutte le colonie israeliane a Gerusalemme est e nella Cisgiordania sono illegali. Israele rivendica il diritto di costruire nuovi insediamenti e di allargare quelli già esistenti. Molto spesso tale diritto viene difeso con citazioni bibliche sfruttate in modo letterale, secondo cui Jahvè ha donato al popolo ebraico la terra dal Sinai fino al fiume Eufrate (cfr. Esodo 23,31).

Da anni i dialoghi di pace fra Israele e Palestina si arenano perché l'Autorità palestinese domanda il (mai avvenuto) congelamento delle colonie nei Territori occupati. Al presente vi sono circa 500mila israeliani insediati tra Gerusalemme est e la Cisgiordania. La presenza di queste colonie rompe la continuità territoriale palestinese e il legame fra i Territori e Gerusalemme est rendendo difficile, se non impossibile, la costituzione di uno Stato palestinese con Gerusalemme est quale sua capitale.

Il nuovo braccio di ferro fra Israele e Palestina capita a pochi giorni da un incontro di preghiera per la pace a cui papa Francesco ha invitato i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas, a cui entrambi hanno aderito.

Durante il suo viaggio in Terra Santa, papa Francesco ha spesso sottolineato a israeliani e palestinesi che l'impegno per la pace implica disponibilità di ognuna delle parti a rinunciare a "qualche cosa" e che "si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo".

 

 

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